Anestesia storia della anestesia

Anestesia è un termine comune e fondamentale nella medicina, ma quale è la sua storia?

Anestesia significa privazione della sensazione, l'anestesia costituisce parte integrante dell'intervento chirurgico, essendo ormai indiscussa la necessità di abolire il dolore durante tutte le manovre che l'operatore deve eseguire.
Il sostanziale progresso della chirurgia moderna fu infatti condizionato ed accompagnato da quello dell'anestesia, per cui possiamo affermare che i due elementi si completano a vicenda.

L'aver potuto sottrarre i pazienti al dolore dando nel contempo il rilassamento muscolare con relativa immobilità del campo operatorio ha reso possibile l'esecuzione di manovra spesso difficili ed estremamente delicate.

La lotta contro il dolore è antica quanto l'uomo, ricordiamo quanto scrisse Ippocrate: Divinum opus est.

Anestesia storia della anestesia

Anestesia

Le prime pratiche anestesiologiche sono impregnate di empirismo e di magia.

Gli Egiziani usavano per primi una pietra, la pietra menfitica che veniva usata macinata ed immersa in aceto, sulle parti da incidere.

Dai poemi omerici è noto che i Greci usassero infusi di erbe e di droghe per attenuare i dolori dei guerrieri feriti, e quando l'opera del medico falliva arrivava Venere o Mercurio per estrarre la freccia che aveva ferito Enea, medicandolo poi con aromi e acqua.

Plinio scrisse che gli Assiri ed i Babilonesi usavano pozioni di cenere di coccodrillo come analgesici.

Inoltre fin verso il XVI secolo l'anestesia e l'anelgesia furono limitate all'uso di alcool e di oppiacei.

Nè si poteva pretendere di più, in quanto chi praticava l'anestesia era ritenuto un mago o uno stregone, per cui tante volte esso era bandito dalla società.

Verso il 1776 si scoprì il primo anestetico gassoso, il protossido d'azoto e fu usato per la prima volta nel 1884.

Infatti il dottor Wells dovendosi far estirpare un dente, respirò del protossido d'azoto ed in tal maniera riuscì a non sentire alcun dolore.

Questa prima scoperta fu però molto osteggiata da medici e chirurghi, non essendo priva da pericolo se non usata con le dovute cautele.

Nel 1840 si scopre l'etere solforico che viene usato per estirpare un tumore al collo, per l'amputazione di una gamba.

Nel 1847 in Europa si usa per la prima volta il cloroformio.

Esso fu usato per parecchio tempo ma successivamente fu abbandonato per la sua tossicità.

Successivamente si scoprirono altre sostanze quali il cloruro d'etile ed il ciclopropano.

Quest'ultimo di uso abbastanza sicuro ma non privo di qualche pericolosità in quanto altamente esplosivo.

Non è molto lontano il ricordo di una sala operatoria austriaca saltata in aria per l'esplosione di questo farmaco.

Successivamente perché alcuni criticavano l'anestesia generale in quanto era sproporzionata la durata della narcosi e la durata dell'intervento, venne salutata con entusiasmo l'anestesia locale, con la quale si provocava l'insensibilità della parte da operare con l'uso di sostanze capaci di bloccare le terminazioni nervose.

Successivamente venne sperimentata con successo l'anestesia rachidea che consiste nell'iniettare una sostanza anestetica nel liquor in maniera tale da bloccare le radici nervose che vanno ai visceri addominali.

Ultimi a comparire sono i barbiturici da usare endovena che danno un sonno rapido ed i curari che danno una completa paralisi muscolare.

La storia dell'anestesia...

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