Apparato digerente del corpo umano

Apparato dirigente umano è un apparato costituito dalla cavità boccale, con le ghiandole salivari, dai denti, dalla lingua, dalla faringe, dall'esofago, dallo stomaco, dall'intestino (duodeno, intestino tenue, intestino crasso) e dalle due grosse ghiandole, fegato e pancreas che nell'intestino riversano i loro succhi pur essendo extra-intestinali. I momenti del processo digestivo invece sono: salivazione, masticazione, deglutizione, digestione a livello gastrico ed intestinale, assorbimento e defecazione. L'apparato dirigente ha anche una funzione di emunterio, serve cioè per l'eliminazione di una parte di quello che non è utilizzato dall'organismo

L'energia per gli esseri viventi: l'energia è un elemento indispensabile a tutti gli organismi che se la debbono procurare dall'ambiente in cui vivono, la grande maggioranza dei vegetali per sintetizzare carboidrati dall'anidride carbonica e dall'acqua nell'atmosfera utilizzano l'energia solare. Dai carboidrati poi derivano tutte le sostanze di cui le piante necessitano. Gli animali invece traggono la loro energia sia dalla utilizzazione diretta delle piante sia servendosi di animali che di piante e di animali si nutrono e gli alimenti per l'uomo dunque rappresentano la sopravvivenza, i movimenti, la crescita, sono cioè indispensabili per tutte le sue funzioni vitali.

Apparato digerente del corpo umano

Apparato digerente

L'apparato boccale è costituito principalmente da un complesso di formazioni anatomiche e più precisamente le lebbra (porta d'entrata dell'apparato digerente), le guance, la lingua, i denti, le ghandole salivari (parotidi, sottomascellari e sottolinguali).

Tutto questo insieme di formazioni anatomiche è completato da una struttura ossea costituita da mandibola e mascella, delimitata dalla volta palatina verso la parte craniale.

I denti, in numero di 32 sono impiantati negli alveoli delle arcate mascellari, sono formazioni più dure delle ossa ed hanno il compito di triturare e sminuzzare i cibi più solidi.

La porzione visibile, cioè quella che sporge dalle gengive appare bianca, durissima di forma variabile a seconda del tipo di dente e viene chiamata corona.

La lingua è formata da una massa di muscoli ed è un organo mobilissimo.

Essa assolve a diverse funzioni: interviene nella presa e nella masticazione dei cibi, nella deglutizione ed infine nella formazione del linguaggio.

La cavità orale o boccale prosegue in addietro e verso l'interno del corpo con un condotto membranoso che, nella sua parte terminale si mette in continuità con l'esofago e la laringe.

Una particolarità anatomo-funzionale di estremo interesse che caratterizza il faringe che consiste in una piega mucosa sostenuta da tessuto cartilagineo che con i suoi particolari movimenti copre, senza occludere, l'adito del laringe impedendo che i cibi liquidi e solidi penetrino.

Al faringe segue l'esofago che è un condotto che ha la funzione di convogliare gli alimenti nello stomaco senza esercitare alcuna funzione digestiva. Questa prima parte dell'apparato digerente quindi è costituita da una cavità cui fa seguito una formazione tubiforme.

Dove termina (la lunghezza è di circa 22-25cm) il tubo digerente si dilata in una formazione voluminosa, di forma variabile denominata ventricolo e stomaco dall'aspetto dall'aspetto di una pera rovesciata.

Lo stomaco, grazie all'attività delle ghiandole produce un succo gastrico, contenente acido cloridrico ed un enzima pepsina; che intervengono nella digestione di tipo proteico. Al succo gastrico si aggiunge la saliva inghiottita con il cibo che esercita anch'essa la sua funzione digestiva soprattutto sugli idrati di carbonio.

Nella stomaco meritano una particolare menziona 2 porzioni: il cardias situato nella congiunzione tra esofago e stomaco che impedisce il ritorno del cibo nell'esofago ed il piloro che è uno sfintere che permane chiuso durante una certa fase della digestione.

Lo stomaco grazie alle caratteristiche del cardias e del piloro, è completamente isolato nel corso della digestione ed il cibo sotto l'azione delle contrazioni che avvengono nelle pareti gastriche subisce una serie di rimescolamenti che gli consentono di impregnarsi di succo gastrico e realizzare così un certo grado di acidità.

Quando il cibo è elaborato sufficientemente lo sfintere pilorico si apre per lasciare passare il materiale alimentare nel sottostante duodeno. A partire dal duodeno il canale intestinale conserva le sue caratteristiche di tubo snodabile, passando attraverso vari segmenti fino all'ampolla rettale.

Questi segmenti prendono, progressivamente i seguenti nomi: duodeno, intestino tenue mesenteriale, intestino cieco ed appendice cecale, colon (diviso in ascendente, trasverso, discendente e sigma), intestino retto (diviso a sua volta in retto endepelvico o ampolla rettale ed in retto perineale).

Ecco due grandi formazioni ghiandolari: il fegato ed il pancreas che sono strettamente connesse all'apparato digerente sia dal punto di vista anatomico che funzionale.

Queste due ghiandole non sono una cosa unica con l'intestino tenue cui sono connesse, ma formano degli organi a sè stanti, cioè come due unità separate.

La loro correlazione con l'apparato digestivo comunque è inequivocabile, basti considerare la secrezione biliare da parte del fegato (cistifelica) per rendersene conto.

Il fegato è il più grande organo del corpo umano e pesa circa 1,5 kg, è una ghiandola costituita da tessuto epiteliale che svolge funzioni esocrine ed endocrine.

E' formato da due lobi (destro e sinistro) ed è rivestito da una capsula che lo avvolge completamente; sulla sua superficie profonda troviamo un solco per l'entrata e l'uscita di varie formazioni, questa zona viee chiamata ilo epatico.

In corrispondenza dell'ilo epatico la capsula che ricopre il fegato continua in una trama connettivale fortemente arborizzata che penetra nel fegato disseminandosi molto fittamente nell'organo.

Questa rete fittissima di connettivo costituisce l'impalcatura delle cellule epatiche vere e proprie oltre a sostenere i rami della vena porta e dell'arteria epatica e di tutto quei canalicoli che costituiscono la via di trasporto della bile e che sono denominati canalicoli biliari.

Il tessuto epatico ha una struttura estremamente fine in modo da formare dei lobuli epatici ciascuno dei presenta una piccola vena detta centrale.

L'attività del fegato può identificarsi per quanto riguarda la sua funzione esocrina nella produzione della bile che predetta dalle cellule, giunge lungo la rete biliare fino alla cistifellea.

Nel corso di una giornata il fegato produce e quindi secerne tra i 500 ed i 600 cmq di bile.

La bile che assolve a particolari funzioni relative all'attività digestiva contiene delle sostanze denominate sali e acidi biliari oltre ad un pigmento costituito dalla bilirubina che le conferisce un color giallo-bruno.

Il fegato oltre a questa funzione secreteria ha un ruolo importantissimo nel metabolismo intermedio, cioè in tutta una serie di reazioni di tipo biochimico che servono a trasformare le sostanze alimentari in prodotti utilizzabili dall'organismo.

L'immissione della bile nell'intestino nel corso della digestione dipende dalla vescichetta biliare e cistifellea.

Tutti i canicoli biliari finiscono per raccogliersi in due dotti più grandi che confluiscono verso il dotto epatico, il quale si unisce al dotto cistico prima di entrare nella cistifellea.

Entrata nella cistifellea la bile vi rimane per un certo periodo di tempo e durante la digestione viene spinta nel duodeno.

Il pancreas è un'altra ghiandola secretoria a funzione endocrina.

La saliva è un liquido viscoso, chiaro, ricco di macina se prodotto dalle parotidi, più fluido se prodotto dalle sottolinguali e sottomascellari.

Esistono tre paia di ghiandole che hanno il compito di secernere la saliva (parotidi, sottomascellari e sottolinguali); i loro condotti si gettano tutti nella cavità boccale.

La saliva contiene in grande quantità la prialina,cioè un enzima digestivo.

La secrezione salivare è di norma continua; in condizioni di riposo chimico, come ad esempio una sensazione gustativa a fare aumentare in modo cospicuo la sua quantità.

Il cibo introdotto nella cavità boccale, viene masticato, triturato e suddiviso per l'azione combinato della mandibula, dei denti, della lingua, delle guance e dei muscoli masticatori.

La masticazione può essere effettuata nelle tre direzioni dello spazio e cioè dall'alto, verso il basso (tipica dei carnivori dove l'articolazione è molto rigida e solida), in senso laterale (tipica dei ruminanti) ed in direzione antero-posteriore (tipica dei roditori).

La masticazione ha la funzione di triturare gli alimenti e favorire la loro mescolazione con la saliva; nel corso della masticazione infatti la secrezione di saliva aumenta considerevolmente in quanto con il loro movimento i muscoli masticatori provocano la spremitura delle ghiandole salivari e lo stiramento dei dotti secretari, che passano nel loro interno e che coinvogliono il segreto nella cavità boccale.

Il cbo a questo punto assume il nome di bele poichè così impastato e masticato è pronto per passare allo stomaco.

Dopo questa prima fase il cibo cade nello stomaco dove è attaccato dagli enzimi gastrici che lo trasformano in una massa semifluida di consistenza uniforme detta chime.

A questo punto avviene la digestione gastrica ed essendo un momento molto importante della digestione è più opportuno prima di conoscere la struttura anatomica dello stomaco.

Si tratta di un organo muscolare mucoso che è rivestito all'esterno da una membrana sierosa, nel suo spessore si trova una fascia muscolare costituita da fibre muscolari lisce, disposte lungo l'asse principale del corpo e circolarmente ad esse; nel suo spessore si notano numerosi plessi nervosi riceventi fibre dal nervo vago e che in certi casi possono funzionare in modo autonomo.

Nelle ghiandole gastriche vi sono tre tipi di cellule: parietali, che secernano acido cloridrico;fondamentali che secernano enzimi gastrici e mucipare che secernano il muco.

La secrezione gastrica avviene in tre fasi, questa, a seconda del luogo di origine degli stimoli che ne danno l'avvio.

La prima fase è detta cefalica: il gusto di un cibo, la vista e l'odore degli alimenti sono stimoli che scatenano una serie di riflessi incondizionati e condizionati sufficienti ad iniziare una secrezione gastrica.

La seconda fase è detta gastrica: la presenza del ciò nello stomaco stimola i plessi nervosi che sono situati nello spessore della mucosa gastrica i quali scaricano impulsi sulle ghiandole gastriche, costringendone la secrezione.

In questa fase inoltre interviene anche un meccanismo umorale; il bole alimentare infatti sarebbe già da solo uno stimolo efficace tale da provocare la secrezione dell'ormone detto gastrina il quale agendo vicino dove è stato prodotto stimolerebbe la secrezione delle ghiandole digestive gastriche.

Abbiamo infine la terza fase detta intestinale che presuppone un meccanismo umorale: il chimo acido infatti a contatto della mucosa duodenale provocherebbe la liberazione di un ormone che, trasportato dalle ghiandole gastriche per via sanguigna, ne stimolerebbe l'attività.

Il succo gastrico è un acido più o meno colorato dalla bile che può rigurgitare del duodeno; la sua acidità è dovuta all'acido cloridrico che si trova in concentrazione del 4% circa e che viene prodotto dalle cellule parientali.

L'acido cloridrico contiene diverse proteine, alcune delle quali hanno proprietà enzimatiche ed è dovuto a queste proteine l'inizio del processo di disintegrazione delle proteine alimentari.

La pepsina è il principale enzima gastrico, altri enzimi sono la rennina (provoca la coagulazione del latte) e la lipasi (che attacca trigliceridi di basso peso molecolare).

Tra le altre proteine del succo gastrico va ricordato il fattore intrinseco che associato alla vitamina B12 dà origine al principio antianemico pernicioso e la mucina che esercita funzioni protettive nei riguardi della mucosa gastrica.

Le funzioni dell'acido cloridrico sono molteplici. Innanzitutto ha proprietà battericida che conferisce al succo gastrico l'acidità necessaria in modo che pepsina e rennina possano agire, poi modifica le proteine alimentari che possono essre così più facilmente attaccate dagli enzimi digestivi.

La pepsina attacca le proteine alimentari rendendole in frantumi più piccoli che prendono il nome di proteosi e peptoni.

Il chimo acido progredisce lentamente nella cavità dello stomaco in conseguenza di una serie di movimenti della parete gastrica a carattere ondulatorio consistenti in varie contrazioni e rilasciamenti delle fibre muscolari lisce.

Quando i cibi solidi sono trasformati in fluidi nello stomaco cessa lo spasmo tonico relativo alla valvola pilorica ed un po' la chimo passa nel duodeno ad ogni contrazione.

Ci sono due specie di movimenti nell'intestino tenue, durante il periodo digestivo: movimenti peristaltici e pendolari.

I primi consistono in contrazioni ad anello precedute da una dilatazione del segmento seguente a quello in contrazione, questi movimenti si propagano in senso arborale e cioè dall'alto verso il basso dell'intestino.

I secondi movimenti e cioè i pendolari sono caratterizzati da un va e vieni ritmico delle anse intestinali, allo scopo di rimescolare il contenuto intestinale a differenza dei movimenti peristaltici, i quali hanno lo scopo di farlo procedere verso le parti successive dell'intestino.

E' stato inoltre constatato a mezzo di apparecchi appositi che registrano il comportamento del lume intestinale detti enterografi, che tutti gli stimoli producono contrazione al di sopra del segmento stimolato ed inibizione del segmento sottostante.

Questa legge ci fornisce la spiegazione del perché il chimo produca le contrazioni peristaltiche in quanto esso si comporta come uno stimolo meccanico e cioè trova la sua conferma indiretta nel fatto che l'entità delle contrazioni peristaltiche è tanto più forte quanto più nell'intestino si trovino corpi solidi e tanto minore in presenza di liquidi.

Nell'intestino tenue il chimo procede per effetto degli atti peristaltici in seguito al rimescolamento dovuto ai movimenti pendolari.

Alla fine dell'ileo notiamo uno sfintere ileo-ciecalo il quale si rilassa di fronte all'onda peristaltica, mentre resiste alla pressione che viene dal cieco.

Il compito iniziale dei movimenti dell'intestino crasso è quello di rallentare la progressione del contenuto intestinale e di promuoverle solo in un secondo tempo.

Quando il materiale digerito infatti passa attraverso lo sfintere prima descritto risulta molto liquido.

E' necessario dunque che tale materiale venga un po' solidificato a questo punto prima della sua espulsione definitiva.

Avviene quindi nell'intestino crasso un processo destinato all'assorbimento dell'acqua che è contenuta nel materiale digerito (processo di disidratazione) che inizia nel cieco dove la massa fecale viene ridotta metà circa del suo volume.

La massa ciecale inoltre ha il compito di secernere un liquido mucoso che si incorpora e riveste il materiale fecale facilitandone la sua progressione verso l'esterno.

La progressione del materiale fecale in sede di intestino crasso, proprio per questa necessità di condensare il materiale avviene molto lentamente; infatti mentre l'intestino tenue si svuota entro 4 ore circa, per l'intestino crasso servono circa 22 ore.

Tutto questo susseguirsi di movimenti interessano tutte le porzioni dell'apparato digerente dal cieco al retto, mentre i movimenti antiperistalticosimili si verificano a livello del colon.

Questi movimenti hanno il compito di far permanere nel cieco il materiale fecale in esso contenuto per consentirne la deidratazione; in seguito a partire dal fondo del cieco si irradiano onde di tipo peristaltico che contrapponendosi a quelle del colon servono a determinare un continuo rimescolamento del materiale presente nel cieco.

Queste onde aumentano graduatamente di intensità fino a raggiungere il sopravvento su quelle che si manifestano nel colon provocando la progressione del materiale deidratato.

La massa fecale giunge così al colon ascendente e da qua giunge lentamente fino al colon trasverso da dove si inizia l'avanzata delle feci fino al sigma ad opera di nuove onde peristaltiche.

Arrivate al sigma, cioè nella parte finale del colon, le feci si arrestano.

A questo punto inizia la defecazione vera e propria con una rapida contrazione del sigma ad opera della quale le feci vengono spinte nell'ampolla rettale; seguono dei movimenti attivi del retto associati all'inibizione del tono degli sfinteri ed alla concentrazione del muscolo elevatore dell'ano.

Avviene ora l'ultimo processo detto di "defecazione esterno" mediante il quale la massa fecale viene sospinta verso l'esterno; durante questo processo prendono parte attiva anche i muscoli del diaframma, dell'addome ed in parte anche la respirazione.

Durante il tragitto del materiale alimentare, un gran numero di sostanze va incontro ad un processo di assorbimento, tutto quello che viene espulso invece rappresenta ciò che l'organismo non utilizza ai fini della nutrizione vera e propria per l'energia esterna che gli è indispensabile.

Il processo di assorbimento avviene principalmente in corrispondenza della parete intestinale poiché la sua struttura anatomica è destinata appunto a tale funzione per mezzo dei villi intestinali.

Questi ultimi funzionano come una pompa aspirante premente; essi infatti dopo aver assorbito il materiale dalla cavità intestinale lo pompano dei vasi sanguigni e linfatici situati in corrispondenza dei villi.

La parte di elaborato gastrico assorbita dai villi viene denominata chile. Il chile attraverso la rete emato-linfatica giunge al fegato che provvede a trasformarlo in sostanze chimiche più semplici, affinché i successivi processi biochimici possano trasformarli ed utilizzarli in vari modi a seconda delle funzioni dei singoli apparati ed organi.

Apparato digerente del corpo umano

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Apparato digerente

per me è stato bellissimo e condivido questa cosa stupenda

Condivido ciò che avete scritto sull'apparato digerente

per me era super interessante: ho condiviso quello che avete scritto

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