Cera d'api

Anche la cera d'api è un prodotto delle nostre care amiche, molto utilizzato, la cera è fabbricata dalle api operaie a partire dall’undicesimo giorno di vita, quando vengono sostituite nel compito di nutrire la covata da api più giovani, in un avvicendamento preordinato dei compiti che ha dell’incredibile, tanto è perfettamente organizzato da leggi non scritte della Natura,allo scopo di assicurare il benessere di tutta la comunità.

Cera d'api

Cera d'api


La cera d'api

Le api addette alla produzione di cera svolgeranno questo nuovo compito per circa una decina di giorni, per poi dedicarsi nell’ultima fase della loro breve vita a bottinare il nettare, il polline e la propoli, secondo il periodo dell’anno, in un lavoro che le vedrà instancabili protagoniste nel passaggio di fiore in fiore, sempre partecipi in una società ideale, dove l’unione fa la forza e assicura la sopravvivenza della comunità.

Da dove arriva la cera d'api?

La cera è la secrezione delle ghiandole ciripare, che si trovano tra gli anelli dell’addome, ed è il risultato di una trasformazione chimica del nettare. Le dimensioni di queste ghiandole ciripare dipendono dall’età, e non appena l’ape passerà a svolgere il compito di bottinatrice con i voli quotidiani fuori dall’alveare, esse tenderanno gradualmente ad atrofizzarsi. La cerache essuda dal corpo dell’ape e si solidifica in minuscole scaglie di circa 3 millimetri di diametro e 0,1 millimetri di spessore (per produrre un grammo di cera occorreranno circa 1.100 scagliette) viene staccata con le pinze delle zampe posteriori, e prima di utilizzarla per costruire i favi dell’arnia verrà triturata ed amalgamatacon le  mandibole.

La costruzione di un favo è un’attività sociale alla quale partecipano centinaia di api operaie: aggrappate le une alle altre le api formano delle catene di lavoro e con straordinaria destrezza, nel buio dell’arnia, costruiscono gli alveoli esagonali con incredibile precisione. L’esagono è la forma geometrica perfetta, che permette di sfruttare al meglio lo spazio disponibile, consentendo di costruire il maggior numero di cellette con il massimo risparmio di cera, circa 850 alveoli ogni decimetro quadrato di favo. Anche il risparmio di cera è importante, perché la sua produzione richiede notevoli risorse, tenuto conto che per produrre un kilogrammo di cera le api devono consumare dieci kilogrammi di miele. Sulla base dei dati acquisiti è possibile stabilire con buona attendibilità che per produrre un kilogrammo di cera una singola ape dovrebbe ipoteticamente volare per 530.000 kilometri, ben dodici volte il giro del mondo. Sono numeri impressionanti che ci fanno riflettere sulla preziosità  dei prodotti che l’alveare ci offre, sul lavoro di squadra che questi infaticabili insetti compiono in perfetta armonia, sui benefici che l’uomo può trarre nell’uso dei tanti prodotti che le api ci regalano e sulla loro preziosità, se non altro considerata la mole di lavoro che comporta la produzione di una pur piccola quantità.


Gli usi della cera d'api - a cosa serve

La cera d’api raramente è pura, contiene sempre un insieme di componenti, tra cui un 5% di polline e propoli. In altre epoche, quando le arnie erano fisse e per prelevare il miele si era costretti a distruggere i favi, la cera costituiva una parte importante del guadagno per l’apicoltore, a scapito della produzione di miele, ovviamente, come visto, ma non c’erano alternative. Con l’avvento delle nuove tecniche di allevamento delle api domestiche, le cose sono radicalmente cambiate, e oggi nell’apicoltura moderna, con l’impiego di arnie e telaini mobili, che una volta svuotati del miele vengono riutilizzati più volte, la produzione di cera rappresenta l’ultimo interesse per l’apicoltore, se non come fonte di materia prima per la produzione dei fogli cerei prestampati, con alveoli preformati sui quali le api dovranno solo costruire le pareti.

Evidentemente l’apicoltore dei nostri giorni privilegia la produzione di miele, polline, eventualmente pappa reale e infine propoli, piuttosto che la cera. E’ un vero peccato, perché la cera d’api non è sufficientemente valorizzata come meriterebbe, anche se viene tuttora impiegata, nonostante l’uso massiccio di prodotti sintetici alternativi, che mai potranno eguagliare in qualità il prodotto originale delle nostre amiche api.

Nell’antichità, quando la cera d’api era più disponibile, veniva usata per fabbricare le tavolette sulle quali si scriveva e per imbalsamare i morti. Successivamente la cera d’api è stata utilizzata per la produzione dell’encausto, una soluzione a base di cera d’api, addizionata con essenza di trementina, un prodotto naturale ineguagliabile per il trattamento del legno, che oltre a proteggere il legno svolge anche azione insetticida  e antisettica. Con la cera d’api si fabbricavano candele dal profumo sottile, che nell’ambiente diffondevano un qualcosa di particolare, purtroppo dimenticato. La cera veniva anche usata per sigillare la corrispondenza: dice niente la parola guardasigilli? E’ ancora attuale, la parola, anche se l’uso della cera allo scopo è dimenticato. La cera aveva inoltre un grande impiego in cosmetica, anche se in tempi recenti è stata soppiantata da prodotti sintetici.


L’uso della cera di favo

Come accennato, la produzione di cera d’api oggigiorno è molto limitata. L’unica che gli apicoltori ricavano è quella che recuperano dalla smielatura, quando tolgono gli opercoli,  e dalle protuberanze di cera che le api costruiscono intorno ai telaini, oltre naturalmente al recupero della cera dai telaini di covata che debbono essere sostituiti perché troppo vecchi. Tutta questa cera recuperata comunque, verrà normalmente reimpiegata per la produzione di nuovi fogli cerei, sia di covata che da melario, e ben poco prodotto verrà inviato alle industrie farmaceutiche o cosmetiche che ne fanno impiego per la loro produzione. Considerato infatti il valore commerciale del miele e della cera, gli apicoltori preferiscono limitare la secrezione di cera da parte delle api operaie allo stretto necessario, tenuto conto che il valore di un kilogrammo di cera non può confrontarsi con il valore di dieci kilogrammi di miele.


Proprietà del miele di favo

Diversamente dagli altri prodotti dell’alveare, miele, polline, pappa reale e propoli non è altrettanto facile trovare sul mercato il miele in favo. La sua particolarità sta nel fatto che il miele è contenuto ancora all’interno delle cellette, opercolate, e quindi la frazione di favo che si acquista non ha subito alcun tipo di manipolazione. Si consuma tutto, masticando la cera e il dolce miele che contiene.


Anche la cera possiede virtù terapeutiche ben note agli apicoltori, che suggeriscono l’uso del particolare prodotto nei casi di:

  • sinusite cronica,
  • raffreddore o bronchite,
  • infiammazione delle gengive
  • asma.

E’ evidente che trattandosi di un prodotto vergine, così come prelevato dall’alveare, le sue proprietà derivano in buona parte anche dalla propoli contenuta nella cera.

Conclusioni finali sulla cera d'api

Tra tutti i prodotti dell’alveare la cera, pur non rappresentando in ordine di importanza un posto di primo piano, merita comunque una considerazione di riguardo, al di là dell’importanza che riveste nell’alveare come materiale di costruzione per le cellette dove la regina depone le uova, dove poi si sviluppano le larve e le api si formano e nascono, le cellette dove viene conservato il cibo per la famiglia per affrontare e superare il lungo inverno. La cera naturale d’api viene ancora usata come ingrediente fondamentale nella produzione di creme e unguenti dall’industria cosmetica, essendo ricca di proprietà che i prodotti sintetici non sono ancora stati in grado di eguagliare.

Come si ottiene e per cosa si utilizza, la cera d'api.

Naturale benessere

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