La pianta di crescione nasturtium officinale dalle indiscusse proprietà benefiche è nota in erboristeria ed omeopatia per la ricchezza in vitamine e minerali e rientra nelle formulazioni depurative e nelle cosiddette "cure depurative primaverili" consumato fresco, come insalata, insieme a tarassaco e Ortica.
Nome comune: Crescione
Francese: Cresson d'eou
Inglese: Watercress
Famiglia: Brassicaceae
Parte utilizzata: parti aeree
Costituenti principali del crescione:
- glucosidi solfotiocianici (gluconasturzina, myrosina)
- iodio: 200-500 mcg/kg allo stato fresco
- vitamine A, B l, B2 e C
- sali minerali (ferro)
Attività principali del crescione: diuretiche, depurative; balsamiche; stimolanti
Impiego terapeutico del crescione: cure di primavera; forme bronchiali croniche
Se consumato crudo, in alcuni soggetti può provocare cistalgia, anche se transitoria, dovuta forse all'azione irritante del composto solfocianico.
Dopo la cottura risulterebbe perfettamente tollerato.
Il contenuto in glicosidi solfotiocianici può modificare favorevolmente le secrezioni bronchiali: il suo utilizzo veniva consigliato, in particolare, nelle forme bronchiali croniche ove risulta favorita l'espettorazione (Ledere).
Alla pianta è stata attribuita un'interessante efficacia terapeutica nel trattamento delle anemie ipocromiche microcitiche: tale attività è stata posta in relazione al contenuto in ferro e in altri minerali, quali rame, zinco, manganese. Altre segnalazioni, anche se datate e che avrebbero bisogno di essere riapprofondite, riguardano l'attività ipoglicemizzante, e un effetto inibente nello sviluppo dei tumori sperimentali.
Da sempre il succo fresco viene impiegato per arrestare la caduta dei capelli e favorirne la crescita grazie all'azione iperemizzante esercitata a livello del cuoio capelluto.
La pianta conosce un uso dermatologico come antieczematosa.
Curiosità sul crescione
- L'azione stimolante del crescione è conosciuta da sempre: Ippocrate lo raccomandava come espettorante, Dioscoride come afrodisiaco.
La Scuola Salernitana lo riteneva un rimedio infallibile come odontalgico, caso nel quale veniva prescritto in decozione vinosa con la corteccia di melograno. - Nasturtium nomen accepit a narium tormento (Plinio).






