Erba di San Pietro: Tanacetum balsamita

La Tanacetum balsamita detta anche erba di san Pietro è una pianta erbacea perenne della famiglia delle composite, originaria dell'Asia occidentale e del Caucaso, conosciuta nelle varie regioni italiane come menta romana, erba amara, erba buona, erba della Madonna, erba di san Pietro, erba di santa Maria, fritola o menta greca. Vive nelle regioni temperate e si è quindi perfettamente ambientata in Europa, in Africa del nord e in Nord America.

Erba di San Pietro: Tanacetum balsamita

Erba di San Pietro

Erba di san pietro

È stata coltivata per molti secoli per il suo profumo gradevole, leggermente medicinale o balsamico. E’  stata utilizzata nel Medioevo come un balsamo. Le foglie della pianta contengono una vasta gamma di oli essenziali; uno studio spagnolo ha trovato sostanze come il carvone, quale componente principale (51,5%, 41,0% e 56,9% in tre campioni), accompagnato da piccole quantità di beta-tujone, t-dihydrocarvone, c-dihydrocarvone, dihydrocarveol isomero c-carveol e t -carveol. È interessante notare che i livelli di beta-tujone, un chetone tossico, erano pari al 9,8%, 12,5% e 12,1% nei rispettivi campioni studiati.

Nome botanico: Tanacetum balsamita (LINNEO)

Il tanacetum balsamita produce un gradevolissimo profumo dolce e balsamico, aromatico, ed è proprio per queste sue proprietà che il suo nome è “balsamita”. Si tratta di una pianta nativa tipica dell’Oriente, ma oggigiorno è diventata naturalizzata anche in molte parti dell'Europa meridionale. Negli anni passati, si trovava in quasi tutti i giardini inglesi, essendo stata introdotta in Inghilterra sin dal XVI secolo. Un botanico inglese scriveva che il tanacetum balsamita era molto comune in tutti i giardini; vent’anni dopo, un altro scrittore descriveva di una presenza più rarefatta, tanto da aver reso la pianta molto difficile da reperire. A differenza del suo parente più prossimo, il tanaceto comune, dalle foglie coperte di peluria, il tanacetum balsamita presenta foglie un po' più lunghe e larghe, con margini finemente dentati. Gli steli presentano una lunghezza che va da 2 a 3 metri e i fiori sono raggruppati in piccoli capolini, dai 5 ai 6 mm di diametro, a loro volta raggruppati in corimbi. Per secoli è stata coltivata per il suo piacevole profumo (da cui il nome, dal greco 'bàlsamon'), nonché per le proprietà officinali. La pianta era nota ad Egizi, Greci e Romani (che probabilmente la portarono in Inghilterra e poi si diffuse per tutta l’Europa). Culpeper, un erborista del XVI secolo, la definisce “balsamite comune”. I coloni la portarono in America, dove attualmente, negli stati orientali e medio-orientali, cresce spontanea sul ciglio delle strade. Anticamente i suoi fiori venivano utilizzati anche come segnalibro nelle bibbie (da questo deriva uno dei suoi nome comuni detto “Erba della Bibbia”).

Coltivazione

La pianta sa prosperare in quasi ogni tipo di terreno o condizione climatica, predilige la terra ferma, i terreni freschi, le boscaglie umide e i greti dei fiumi. La propagazione avviene per divisione delle radici in primavera o in autunno, piantate a 2 metri di distanza l’una dall’altra, in un luogo asciutto e caldo. Da quando le radici cominciano a svilupparsi, le piante crescono nel giro di un paio di anni ed hanno bisogno di essere trapiantate ogni 2 o 3 anni.

Azioni medicinali ed usi vari

A causa del profumo e sapore delle sue foglie, il tanacetum balsamita era molto utilizzato per dare un aroma speziato alla birra. Le foglie fresche sono state - e sono tuttora utilizzate - anche nelle insalate e nelle minestre, le foglie secche sono spesso messe in pot-pourri, in quanto conservano il loro aroma. Nel Medioevo, la pianta è stata ampiamente associato alla Madonna, con il suo nome, in molti Paesi: per esempio, era conosciuta in Francia come Herbe Sainte-Marie. E' stata per lungo tempo impiegata in medicina proprio in Francia, per le sue proprietà astringenti e antisettiche, ma ha anche ottenuto un ruolo importante nella nostra farmacopea principalmente come lassativo, ma anche come rimedio contro la dissenteria.

Nel 1532, si scriveva così: 'Un’infusione delle foglie della pianta è particolarmente indicata nei disturbi dello stomaco e la testa”. Il tanacetum balsamita ha anche un effetto emmenagogo. Nel 1720, tra gli altri usi, si raccomandava l’uso del succo della pianta come diuretico e come rimedio in caso di febbre. E così si diceva: “La polvere delle foglie può essere presa in una dose 1/2 a 1 dramma alla mattina e alla sera. E’ raccomandata nei casi di la gotta, è astringente, rende resistenti al veleno e ai morsi delle bestie velenose e uccide i vermi nel corpo umano. L'olio riscaldato tramite esposizione al sole, ha potere riscaldante ed è particolarmente utile nei gonfiori tipici della gotta, nella sciatica ed in altri dolori simili. Il cataplasma può essere essendo applicato sulle vesciche causate da ustioni. La tintura alcolica aiuta in caso di debolezza del  fegato e rafforza i nervi e le funzionalità del cervello.”

Si dice anche che il tanacetum balsamita abbia un’azione astringente nei disturbi allo stomaco, rafforzi il fegato e sostanzialmente i visceri interni e che sia più efficace se assunto sotto forma di siero. Assunto a digiuno, al mattino, porta notevoli benefici in caso di dolori alla testa e di altri tipi di dolori, aiuta il fegato e lo stomaco, contrasta l’azione dei vermi nei bambini ed è un ottimo rimedio in caso di reumatismi da freddo. Il vino ottenuto da questa pianta deve essere somministrato in quantità da 60 grammi circa per volta.

Altri scritti riportavano: «Troviamo la pianta utilizzata in molti modi, come sotto forma di conserve a base di foglie di tanacetum balsamita  e zucchero; distillazioni contro i reumatismi e il catarro; unguenti per lividi, prurito di vario genere, stiramenti di muscoli e tendini; componente miscelato alla polvere da sparo; materiale per la costruzione di tegole; rimedio contro le bolle, le croste e i vermi.»

Un unguento preparato facendo bollire l'erba in olio di oliva e filtrando il liquido insieme a cere, resine e trementina, era considerato un rimedio molto prezioso per l'applicazione su piaghe e ulcere.

Curiosità

Nicholas Culpeper dice:

«La pianta è sotto il dominio di Giove. La balsamita comune, favorisce l’aumento di urina, addolcisce l’umore, seda la tosse e il catarro, attenua ciò che è grave, taglia ciò che è duro, purifica ciò che è fallace, impedisce la putrefazione, ed è utile in tutti i tipi di febbri a secco. E' astringente per lo stomaco, e fortifica fegato e altri visceri; assunta in siero di latte, opera in modo più efficace. Assunta a digiuno al mattino, allevia i dolori cronici alla testa, attenua il freddo ed i reumatismi da esso causati, favorisce la digestione, fornisce un valido aiuto a coloro che sono caduti in una disposizione costante di male del corpo, chiamata cachessia, soprattutto in inizio della malattia. È un ottimo rimedio per il fegato debole e freddo. Il seme viene dato ai bambini per combattere i vermi, e così avviene anche per l'infuso di fiori al vino bianco, somministrato in circa 60 grammi per volta. E 'una pianta che permette la fabbricazione di pomate eccellenti per curare le ulcere di vecchia data, e se viene bollito con olio d'oliva, insieme a lingua di vipera, e dopo viene filtrato, con l’aggiunta di un po' di cera, resina e trementina, per renderla densa come richiesto, può essere utilizzata in una vasta gamma di applicazioni, apportando benefici duraturi nel tempo».

Erba di san pietro altresì detta Tanacetum balsamita.

Erbe officinali piante medicinali

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