Fuoco di S. Antonio

Con il termine Fuoco di S. Antonio viene oggi comunemente definita una patologia che in ambito medico è conosciuta come Herpes Zoster. Si tratta di una malattia causata da un virus simile a quello della Varicella, che colpisce i gangli delle radici nervose spinali e si manifesta con vescicole e dolori nevritici. La stessa espressione (Fuoco di S. Antonio) viene usata anche per un’altra malattia ben più grave: l’Ergotismo. L’Ergotismo, terribile malattia diffusa soprattutto nel medioevo in Europa settentrionale ed era spesso fatale, non esistendo al tempo cure adeguate.

Fuoco di S. Antonio

Fuoco di sant antonio

Si manifestava in due forme:

  • La prima forma era caratterizzata da neuro-convulsioni di natura epilettica (“Ergotismus convulsivus”), e colpiva più frequentemente nei paesi freddi (Francia, Germania). Chi ne era colpito soffriva di allucinazioni, vomito e atroci sofferenze specialmente agli arti, con dolorosissime sensazioni di bruciore.
  • La seconda (“Ergotismus gangraenosus”) comportava invece una forma di necrosi alle estremità del corpo, fino alla successiva mummificazione e al distacco. La malattia intaccava prima le dita di mani e piedi per poi propagarsi agli arti stessi ed era più frequente nei paesi caldi.

In Italia casi di Ergotismo furono documentati verso la fine del XVIII secolo, mentre l’ultimo caso di epidemia documentato in Europa risale al 1951, quando nella cittadina francese di Pont-Saint-Esprit circa duecento dei quattromila abitanti furono colpiti da allucinazioni dopo aver mangiato pane contaminato e alcuni arrivarono a morire dopo atroci sofferenze.

Ai giorni nostri, per fortuna, l’Ergotismo è una malattia pressoché scomparsa, ma al tempo falcidiava intere popolazioni, soprattutto al nord, dove il pane veniva fatto con la Segale, una graminacea che veniva spesso intaccata dalla “Claviceps Purpurea”, detta anche Ergot  (da cui deriva la parola Ergotismo). Si tratta di un fungo che si riproduce per mezzo di spore contenute in piccole capsule simili a cornetti, che danno alla graminacea intaccata, in particolare la Segale,   un aspetto singolare, da qui il nome comunemente usato per definirla: “segale cornuta”. La proliferazione del parassita sulle graminacee  è favorita da ambiente umido e la propagazione avviene tramite gli insetti e il vento in primavera.

L’Ergot (“Claviceps Purpurea”) contiene diverse sostanze che possono essere utilizzate in farmacologia, ad esempio alcaloidi come l’Ergotamina, che in piccole dosi ha un’azione vasocostrittrice e viene utilizzata per fermare le emorragie e favorire la contrazione dell’utero durante il parto, l’Ergometrina e l’Ergotossina, utilizzata come vasodilatatore del sistema circolatorio periferico. Da una sintesi dell’Acido Lisergico, altro alcaloide contenuto nell’Ergot (“Claviceps Purpurea”) viene ricavata la Dietilamide dell’Acido Lisergico, meglio nota come LSD, un potente e tristemente noto allucinogeno.

La scomparsa dell’Ergotismo, almeno come forma epidemica che colpisce intere comunità, è merito dei severi controlli cui vengono attualmente sottoposti i cereali, anche se può ancora colpire gli armenti, essendo il foraggio destinato alla loro alimentazione controllato con minor rigore.

Chi era S. Antonio?

S. Antonio abate (ca. 251-356), nacque a Coma (Queman-al-Arous), nell’Alto Egitto, da genitori cristiani, ricchi proprietari terrieri. Rimasto orfano tra i diciotto e i vent’anni fu colpito dalle parole del Vangelo: “Se vuoi essere perfetto va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri (…) poi vieni e seguimi…” (Mt. 19,21). Prendendo queste parole alla lettera donò parte delle proprietà di famiglia ai vicini e il restante lo vendette per donarne il ricavato ai poveri. Divenne quindi discepolo di un eremita del luogo. Intorno al 273 si ritirò a vivere in un vecchio cimitero e vi rimase per tredici anni. Intorno ai trentacinque, non ritenendo più abbastanza dura quella vita, traslocò in un forte abbandonato sulla cima di un monte nel deserto arabico, a tre giorni di cammino dalla popolosa valle del Nilo. Ivi rimase i vent’anni successivi, vivendo da asceta in solitudine. Per questo viene considerato il fondatore e padre del monachesimo cristiano. Immaginiamo la dieta… anche se, essendo comprovato che visse 105 anni conservando vista e denti perfetti fino alla fine, si può dedurre che anche se frugale non fu certo una dieta dannosa per la salute.

Le sue leggendarie lotte contro le “tentazioni” e gli attacchi di numerosissimi “demoni”, come riportato da Atanasio vescovo di Alessandria, sono appunto leggende, frutto più che altro della fantasia popolare e dei visionari racconti “dei visitatori più ingenui di Antonio i quali, esprimendosi in modo teatrale, riferivano ad Atanasio i consigli ricevuti dall’eremita. Antonio stesso aveva una concezione razionale, se non addirittura indulgente, dei demoni, considerandoli come parte della creazione di Dio e dicendo fermamente che essi non potevano manifestarsi e prendere “corpo” se non in noi stessi. Nella biografia Atanasio si sforza di mostrare come Antonio, uscendo da vent’anni di solitudine, apparisse perfettamente normale a chi lo incontrava; la sua fuga dal mondo non era né fine a se stessa né permanente: uscire per combattere i propri demoni, là dove sono più forti, nella solitudine, significa vincere contro di loro una battaglia estrema e quindi affermare il diritto di insegnare agli altri.” (da: Il primo grande DIZIONARIO DEI SANTI secondo il calendario, Alban Butler, PIEMME editore).

Nel 306 Antonio abbandonò quel rifugio e la vita da asceta e cominciò ad accogliere discepoli, fondando il suo primo monastero. Al quale negli anni successivi ne seguirono altri, con diverse comunità di monaci. Morì ultracentenario, probabilmente il 17 gennaio 356.

Le sue spoglie furono traferite dapprima ad Alessandria nel 361 e successivamente traslate a Costantinopoli, da dove infine, su incarico dell’imperatore, nell’XI secolo furono trasferite dal conte francese Jocelin a La-Motte-Saint-Didier, nel dipartimento francese dell’Isère, luogo che prese il nome di Saint-Antoine-en-Dauphiné.
Ben presto S. Antonio guadagnò fama di guaritore, in particolare dell’Ergotismo, malattia conosciuta già allora anche come “Fuoco di S. Antonio”. Questa fama ebbe origine quando due nobili, che sostenevano di essere stati guariti dalla terribile malattia grazie alla sua intercessione, fondarono per gratitudine i Fratelli Ospedalieri di S. Antonio.

Con il dilagare delle epidemie di Ergotismo nel XII e XIII secolo, il movimento si dedicò alla fondazione di ospedali, arrivando a costruirne oltre 350. Con lo scemare delle epidemie, anche questo movimento declinò e nel 1775 gli ospedalieri furono assorbiti dai Cavalieri di Malta, estinguendosi poi completamente nel 1803.
Ai giorni nostri, per fortuna, l’Ergotismo è una malattia pressoché scomparsa.

Oltre ad essere invocato contro le malattie contagiose (Fuoco di S. Antonio – Herpes Zoster), le malattie della pelle e veneree, S. Antonio abate è anche considerato il protettore del bestiame. E infatti, era in uso affiggere sulla porta della stalla un’immagine del Santo, rappresentato con una bastone a forma di tau, un maialino e un campanello; a volte anche con un libro, probabilmente quel “libro della natura” che, si racconta, fosse l’unico che Antonio aveva detto di sentire il bisogno di leggere nel suo eremo montano.

L’Herpes Zoster

E’ la patologia attualmente più diffusa e alla quale generalmente ci si riferisce quando si usa il termine Fuoco di S. Antonio.

Appartiene ad una famiglia di virus molto diffusa e di facile propagazione. Della stessa famiglia fanno parte la Varicella, l’Herpes orale e l’Herpes genitale, la Mononucleosi infettiva, e perfino il Vaiolo, di cui oggi fortunatamente abbiamo solo memoria, essendo una malattia debellata per sempre.

Il Fuoco di S. Antonio (Herpes Zoster) è una malattia molto dolorosa e debilitante. Colpisce più frequentemente gli anziani e le persone che si ritrovano con il sistema immunitario indebolito in conseguenza di stress, affaticamento o cure particolarmente invasive come la chemioterapia e la radioterapia.

La Varicella colpisce prevalentemente i bambini e gli adolescenti. Essendo molto contagiosa è facile immaginare le numerose possibilità di entrare in contatto con il virus che si presentano ad un bambino. Quando si contrae la malattia il sistema immunitario si attiva per combattere il virus e distruggerlo. Avviene così che il virus si ritira “in letargo” nelle cellule nervose, dove gli anticorpi non hanno presa, “in attesa di tempi migliori”…  Il virus può rimanere “inattivo” per diversi anni, come non esistesse, pur rimanendo vivo, seppur “addormentato”, fino al giorno in cui potrà approfittare di un temporaneo indebolimento delle difese immunitarie per risvegliarsi, riprodursi e attaccare. Il risultato non sarà un ritorno della Varicella, bensì l’insorgere dell’Herpes Zoster (Fuoco di S. Antonio).

Fuoco di S. Antonio recidivo

Chi da giovane non ha avuto la Varicella non sarà mai colpito dal Fuoco di S. Antonio. Viceversa tutti coloro che l’hanno avuta hanno forti probabilità prima o dopo di esserne colpiti.

Sintomi dell’insorgenza del Fuoco di S. Antonio

  • Formicolio e intorpidimento in una specifica parte del corpo.
  • Arrossamento della parte colpita, con successiva apparizione di bollicine simili alla Varicella, di solito sul torace, disegnando una specie di “cintura”.
  • Malessere indefinito, con brividi e febbre.
  • Mal di testa.
  • Mal di stomaco.
  • Dolore e bruciore sulla parte colpita dall’infiammazione.

Come si cura il fuoco di S. Antonio

  • Lozioni e unguenti sulla parte colpita con fasciatura usando garze sterili.
  • Uso di antistaminici. Gli antibiotici sono indicati in caso di infezioni concomitanti, sempre dietro controllo del medico curante.
  • Assunzione di antidolorifici, dai più blandi ai più potenti, secondo l’intensità del dolore.
  • Assunzione di farmaci antivirali.

Cause sintomi cure e storia del fioco di S. Antonio.