Fuoco di sant antonio terapia e cure

Contro il Fuoco di S. Antonio la cura esiste ed è una terapia da ritenersi abbastanza semplice. Una volta il Fuoco di S. Antonio e la varicella venivano considerate due malattie distinte. Oggigiorno i ricercatori sanno che ambedue sono causate da un singolo virus della famiglia herpes, conosciuto come “varicella-zoster virus” (VZV).

E' possibile curare il fuoco di sant'antonio? Che terapia? Prima di approfondire l'argomento cura del fuoco di s.antonio è d'obbligo una breve panoramica introduttiva, la parola herpes deriva dal termine greco “herpein” che significa “avere la pelle d’oca”, con riferimento al modo con cui si manifesta visivamente l’infezione sulla pelle. Al virus VZV si fa tuttora riferimento con termini diversi:

  • Varicella: l’infezione primaria che causa la varicella propriamente detta (chickenpox)
  • Herpes zoster: la riattivazione del virus che causa il Fuoco di S. Antonio (shingles)

La varicella viene causata dal “varicella-zoster virus” (VZV), un membro della famiglia dei virus herpes. Lo stesso virus negli adulti causa il Fuoco di S. Antonio (shingles, nei paesi di lingua inglese).

Fuoco di sant antonio terapia e cure

Fuoco di sant antonio cura

La varicella è estremamente contagiosa e si può diffondere per mezzo del contatto diretto con la persona affetta dalla malattia, attraverso la trasmissione di minuscole goccioline prodotte con colpi di tosse o starnuti, oppure propagata attraverso l’aria. I sintomi dell’insorgere dell’infezione sono molteplici: febbre, mal di testa, mal di stomaco o perdita di appetito prima che si manifesti la classica eruzione cutanea. L’eruzione può consistere in centinaia di macchioline rosse sulla pelle che progressivamente si riempiranno di liquido sieroso. Le vescichette possono dapprima apparire sul viso, sul tronco o in testa, per propagarsi poi gradualmente su tutto il resto del corpo.

Fuoco di S. Antonio. Il virus della varicella, a guarigione avvenuta si sposta all’interno dell’organismo e va ad annidarsi nelle cellule nervose chiamate gangli della radice dorsale. Si tratta di fasci di nervi che trasmettono dalla pelle al cervello le informazioni sensoriali. Qui il virus in letargo può restare nascosto al sistema immunitario per anni, a volte per sempre. Tale inattività del virus viene chiamata “latenza” (= periodo di incubazione). Se da tale condizione latente il virus ritorna attivo causa la malattia nota come Fuoco di S. Antonio. In quest’ultima forma attiva prenderà il nome di Herpes zoster. Al risveglio il virus si riproduce e si diffonde nei gangli attraverso i nervi ad essi collegati. I nervi più spesso colpiti sono quelli facciali e del tronco. Il virus si può propagare anche al midollo spinale e al flusso sanguigno.

Non è ancora del tutto chiaro perché il virus della varicella si riattivi in alcune persone e non in altre. In molti casi il sistema immunitario è menomato o soppresso da particolari condizioni, come l’AIDS o altre malattie debilitanti, oppure certe forme tumorali o terapie che sopprimono il sistema immunitario. L’invecchiamento stesso aumenta il rischio dell’insorgere della malattia.

Il VZV (“varicella-zoster virus”) appartiene al gruppo che comprende otto tipi diversi di virus del genere umano (comprende anche virus che colpiscono gli animali). I virus del gruppo Herpes sono simili per dimensioni e forma e si riproducono entro la struttura di una cellula. Tra i virus Herpes che colpiscono il genere umano vi sono:

  • Virus herpes simplex 1 (HSV-1) conosciuto come virus herpes simplex labiale.
  • Virus herpes simplex 2 (HSV-2) che causa l’herpes genitale.
  • Cytomegalovirus (CMV), che causa la mononucleosi e la retinite.
  • Virus di Eptein-Barre (EBV) anche questo causa della mononucleosi.

Tutti i virus del gruppo Herpes condividono proprietà comuni, come le caratteristiche dei sintomi attivi dell’infezione, e i periodi di latente inattività per periodi che possono durare mesi, anni o anche tutta la vita.

Terapia per la cura della varicella

Paracetamolo. I pazienti colpiti dalla varicella non devono stare a letto, a meno che non siano colpiti da febbre alta e pesanti sintomi influenzali. Per alleviare il malessere ai bambini si potrà somministrare il Paracetamolo, nelle dosi stabilite dal medico. Ai bambini colpiti dall’infezione non si dovrebbe mai somministrare Aspirina o medicinali equivalenti, perché ciò aumenterebbe il rischio di arrivare ad una condizione pericolosa, chiamata “sindrome di Reye”.

Bagni lenitivi. Frequenti bagni con farina d’avena sono particolarmente indicati per alleviare il prurito. In commercio esistono preparati specifici, oppure la si può preparare in casa macinando l’avena essiccata fino ad ottenerne una farina a grana finissima. Usarne circa due tazze per bagno. L’avena non si dissolverà nell’acqua si formerà della schiuma. Aggiungendo del bicarbonato di sodio (da mezza a una tazza di prodotto) il bagno sarà ancora più efficace.

Lozioni. Ai pazienti si possono applicare creme a base di calamina, un ossido di zinco che favorisce l’essiccazione delle vescicole e lenisce il bruciore della pelle. Antistaminici. Nei casi di prurito particolarmente intenso il Benadryl, un farmaco a base di Difenidramina a forte azione antistaminica, può essere di grande sollievo e favorire il riposo dei bambini.

Terapia per la cura del Fuoco di S. Antonio

Scopo di una efficace terapia contro l’infezione è quello di raggiungere i seguenti obbiettivi:

  • Alleviare il dolore
  • Ridurre il senso di malessere
  • Affrettare la guarigione
  • Impedire la propagazione della malattia

Ai pazienti colpiti da un forte attacco dell’infezione, soprattutto anziani e a rischio di contrarre la neuralgia post erpetica (PHN) vengono prescritti farmaci antivirali (Aciclovir o equivalenti), corticosteroidi per via orale, o ambedue. In aggiunta può essere di aiuto il sostegno psicologico, volto a combattere e ridurre gli effetti del dolore. Può essere di sollievo anche qualche metodo tradizionale, come impacchi rinfrescanti per alleviare il bruciore. E’ da tenere presente che gli impacchi vanno fatti sempre a freddo, mai con tamponi riscaldati perché si causerebbe una accentuazione del dolore. Il paziente dovrebbe indossare indumenti leggeri e non aderenti, inoltre la parte colpita dovrebbe essere protetta con garze sterilizzate. Per alleviare il bruciore è valida la stessa terapia usata per la varicella, come descritto nel paragrafo sull’argomento.

Informazioni relative alla terapia per la cura del Fuoco di S. Antonio

Malattie

Scrivi un commento in merito all'articolo dal titolo fuoco di sant antonio terapia e cure

Fuoco di Sant'Antonio curato con foglie di aloe

Soffro del fuoco di S. Antonio. Io ho trovato molto sollievo nell'applicazione cutanea di foglie di aloe debitamente pulite e tagliate. Applicando ogni ora uno strato di gel.

Io curo lo sfogo di Sant'Antonio con l'applicazione del gel rilasciato dai semi di lino

Ho lo sfogo di Sant'Antonio e trovo molto sollievo nell'applicazione del gel rilasciato dalla bollitura dei semi di lino. In pratica si fanno bollire semi di lino in un pentolino di acqua, si lascia bollire per 5 minuti, si passa al colino e si raccoglie l'acqua. Si mette in frigorifero e si lascia raffreddare. poi si applica con una garza sulle parti doloranti.

Fuoco di sant'antonio curato con aloe efficacemente

Cura con Aloe efficace e positiva, ho avuto particolare sollievo al bruciore.

Io curo il fuodo di S. Antonio con alghe, olio di iperico e aloe

io il fuoco di s.antonio lo sto curando con alghe, aloe e olio di iperico per ammorbidire la pelle ... alghe marine per attenuare l'infiammazione e l'aloe come rinfrescante

Lascia il tuo commento: