La creatina non fa male

La creatina in condizioni fisiche adatte, abbinate ad un dosaggio contenuto e corretto mantenuto per un breve periodo, non fa male.

La creatina fa male? Se è vero che la creatina ha più volte confermato quello che le ricerche scientifiche hanno messo in evidenza fin dal principio e cioè che funziona molto bene nel migliorare le prestazioni atletiche degli sportivi, ci si chiede quale sarebbe il suo effetto biologico e la sua efficacia in soggetti malati. Tale quesito è stato posto ed allo stesso è anche stata erogata una risposta di validità scientifica.

La creatina non fa male

La creatina non fa male

Infatti un gruppo di ricercatori, traendo spunto da delle ricerche nel settore dell’alimentazione sportiva, ha somministrato la creatina a pazienti affetti da distrofia muscolare e morbo di Lou Gehrig: trattasi di malattie dal progressivo evolversi che in modo altrettanto progressivo debilitano l’apparato muscolare e la sua innervazione (sistema nervoso periferico).

I risultati dello studio sembrerebbero essere molto interessanti quanto promettenti sul fronte terapeutico-integrazionale.

Il dott. Mark Tarnopolsky ed i suoi ricercatori, in considerazione del fatto che i soggetti distrofici riportano bassi livelli di creatina, decisero di somministrare delle dosi di creatina in 81 pazienti affetti da patologie neuromuscolari.

I soggetti hanno assunto 10g di creatina al giorno per 5 giorni e per altri 5 giorni hanno invece assunto 5g di creatina al giorno.

In tali 10 giorni di somministrazione di creatina l’equipe del dott. Tarnopolsky ha misurato la forza muscolare dei soggetti facenti parte dello studio nonché la loro capacità di svolgere attività fisica.

Il risultato è che la forza di tutti i pazienti oggetto di studio è aumentata sotto tutti i fronti; in pratica il livello medio di aumento della capacità condizionale della forza è stato del 10-15% circa.

Questi risultati si sono essenzialmente rivelati in linea alle aspettative degli adattamenti funzionali muscolari attesi e ricercati con l’utilizzo della creatina, confermando pertanto l’efficacia di tale integratore a tale scopo.

Trattasi di risultati sorprendenti ma ancor di più incoraggianti sul fronte medico-terapeutico al fine di contrastare l’incalzare di patologie degenerative quali la distrofia e la conseguente atrofia che deriva dalle malattie degenerative dell’apparato muscolare.

I risultati rilevati in termini d’incremento delle espressioni di forza indotti dalla supplementazione con creatina, rappresentano valori in grado di far la differenza tra l’essere in grado di essere autosufficienti per potersi nutrire e l’essere incapace di alimentarsi in modo autonomo e quindi aver bisogno di un assistente o badante.

In pratica tali risultati potrebbero significare il poter dare a tali soggetti affetti da patologie muscolari diversi mesi ancora di autonomia prima di essere relegati per sempre all’utilizzo della sedia a rotelle.

Si ritengono i miglioramenti di forza indotti da supplementazione con creatina tanto incoraggianti almeno quanto gli altri attualmente usati per tale tipo di patologie.

A rafforzare l’utilità della creatina nei soggetti affetti da malattie muscolari è un altro studio che indica come tale integratore possa essere più efficace delle terapie attuali nel contrastare il morbo di Lou Gehrig (patologia nota anche come “sclerosi laterale amiotrofica” o ALS che consiste nella degenerazione progressiva delle cellule somatomotrici del cervello e del midollo spinale).

I ricercatori dell’Università di Harvard hanno provato gli effetti della creatina su animali-cavia da laboratorio affetti da ALS.

Essi hanno potuto constatare che gli animali malati che hanno ricevuto la creatina godevano di una migliore qualità nella loro motricità ed hanno vissuto anche più a lungo di coloro che non hanno ricevuto la creatina.

Ma il dato ancora più entusiasmante è che le cavie che avevano ricevuto la creatina non avevano fatto registrare alcuna degenerazione dei motoneuroni.

Il dott. Flint Beal, capo ricercatore del Cornel University Medical Center sostiene che la creatina presenta un efficacia nel trattamento dei soggetti affetti da ALS pari almeno al doppio di quella registrata con l’utilizzo del farmaco Riluzole.

Il Riluzole è il farmaco comunemente utilizzato per il trattamento di tale tipo di patologia e da tale studio si è potuto, inoltre, evidenziare che il Riluzole è stato in grado di migliorare le prospettiva di longevità delle cavie da laboratorio solo della metà rispetto a quanto si è registrato con l’uso della creatina.

Quindi da tali studi si evince che la creatina riesca nel contrastare l’evolversi dell’ALS grazie alla sua azione energetica nei confronti dell’apparato nervoso e muscolare indeboliti dalla malattia.

Inoltre, la cretina determinerebbe un effetto protettivo di muscoli e nervi anche grazie alla sua azione di contrasto verso l’azione dei radicali liberi nei confronti di tali strutture.

Gli studi qui citati rappresentano un ventata di speranza al trattamento di tali affezioni patologiche del sistema neuro-muscolare ed aprendo, quindi, le porte terapeutiche all’utilizzo della creatina in campo medico.
 

La creatina fa male o non fa male?

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