Linfociti: valori alti e bassi

I linfociti sono delle cellule del sistema immunitario molto importanti, costituite nel midollo osseo e presenti nel sangue.I linfociti rappresentano uno dei principali componenti del sistema immunitario. Essi circolano nel flusso sanguigno alla ricerca di particelle denominate antigeni, le quali identificano un microbo o una cellula danneggiata. I linfociti proteggono il corpo da invasori esterni come batteri, virus, parassiti e funghi. Si tratta di piccole cellule mononucleate che migrano verso aree di infiammazione e svolgono un importante ruolo di reazione immunologiche. Il sistema immunitario per poter funzionare correttamente necessita di un numero sufficiente di tali cellule. In condizioni normali le cellule staminali nel midollo osseo producono circa 100 miliardi di nuovi globuli bianchi, giornalmente. Un livello anomalo di cellule influenza le funzioni del corpo indicando la presenza di un disturbo.


Dove si trovano i linfociti

I linfociti sono un tipo di globuli bianchi che si sviluppano nel midollo osseo ed a partire da questo si muovono nel flusso sanguigno. Prodotti dal midollo osseo, queste cellule possono vivere per settimane, diversi anni o persino per tutta la vita della persona. Si differenziano differenti categorie di linfociti e tra queste: cellule T e cellule B.
Le prime, dopo aver lasciato il midollo osseo, maturano nel timo. Le cellule di tipo B, invece, si sviluppano secondo determinati ritmi nel midollo osseo.
Non si rilevano differenze nell’aspetto delle due, ma possono essere identificati complessi proteici superficiali o cluster di differenziazione.


Linfociti: funzioni

La funzione principale svolta dai linfociti e dagli altri componenti del sistema immunitario riguarda il riconoscimento delle minacce al corpo umano. Affinché il sistema immunitario possa lavorare efficientemente, i linfociti devono essere in grado di distinguersi dalle altre cellule. La funzione primaria svolta dai linfociti del sistema immunitario innato si riferisce alla capacità di fornire una protezione ed una difesa immediata in caso di attacchi virali. Oltre questa prima azione, le cellule si occupano della distruzione degli elementi che comportano un pericolo per il benessere dell’organismo. Questi importanti elementi possono essere identificati come parte della risposta generalizzata da parte del sistema immunitario, verso le possibili minacce. Devono essere in grado di rispondere rapidamente in caso di necessità. Nello specifico, una tale azione è svolta solo da parte dei linfociti; i restanti agiscono contro specifici patogeni o cellule infette. Questi ultimi fanno parte della risposta immunitaria adattativa.


Linfociti Bassi

Il livello dei linfociti non dovrebbe scendere al di sotto dei 3.500 globuli bianchi per microlitro negli adulti. La quantità riferita ai bambini tiene conto di diversi parametri di definizione quali l’età e la razza. Una diminuzione significativa di linfociti aumenta il rischio di complicazioni per la salute. Un numero basso di linfociti può essere causa della condizione nota come leucopenia. Una tale presenza ridotta rende, oltretutto, l’organismo maggiormente a rischio verso la contrazione di infezioni. I linfociti di tipo B e T, lavorano insieme al fine di svolgere la loro funzione di protezione del corpo. In mancanza di un livello adeguato di essi si può incorrere anche verso la linfocitopenia. La condizione di salute spesso si manifesta senza sintomi espliciti, mentre in altri casi si assiste all’insorgenza di disturbi influenzali ed infezioni ricorrenti.


Linfociti Alti

Un numero eccessivo di linfociti potrebbe essere indicazione di una condizione di salute non ottimale. Sebbene abbiano un’importante funzione di difesa del corpo umano da invasori stranieri, un numero eccessivo di tali elementi potrebbe essere pericoloso dal momento che si potrebbero presentare occasioni in cui i linfociti respingono persino il trapianto di un tessuto sano, ritenendo anch’esso un elemento estraneo e di conseguenza pericoloso. Il numero di linfociti non dovrebbe mai superare per oltre il 40% il numero totale di globuli bianchi della persona; in caso contrario si verifica la condizione nota come linfocitosi. Allo stesso modo la leucocitosi è determinata da un numero eccessivo di linfociti. Essa si verifica a causa di una serie di situazioni cliniche come infanzia, infezioni virali, malattie del tessuto connettivo, tireotossicosi e morbo di Addison.


Linfociti Attivati

I linfociti attivati sono anche conosciuti come "cellule naturali killer", in riferimento alla loro azione. L’attivazione dei linfociti si ha nel caso di presenza di infezioni. Quando il corpo è attaccato da elementi estranei pericolosi per la salute, si assiste ad un’attivazione di tali cellule. Scoprire la ragione alla base di un evento di questo tipo è importante per risolvere la condizione e ripristinare uno stato di salute ottimale. Utilizzando i segnali rilevati sulle cellule infettate da patogeni è possibile distinguere queste dalle normali cellule sane. In tale maniera le cellule attivate mirano esclusivamente agli elementi infetti escludendo quelli sani. La distruzione avviene con il rilascio di sostanze che perforano la membrana cellulare delle cellule anormali. Una volta che la membrana è stata perforata, si procede al rilascio di altre molecole che entrano ed in definitiva distruggono la cellula ed insieme ad essa il virus che le ha provocato danni.


Linfociti Autoreattivi

La sclerosi multipla è determinata dalla secrezione indotta da antigene di interferone gamma. In tale scenario entrano in gioco anche i linfociti autoreattivi. Non si sono identificate cause precise collegate alla malattia che è caratterizzata da un’infiammazione e demielinizzazione del sistema nervoso centrale. Sebbene sia stata suggerita una patogenesi autoimmune, non esistono dati conclusivi in merito al numero di linfociti autoreattivi con antigeni della mielina nella sclerosi multipla. È tuttavia possibile affermare che si assiste ad un aumento di linfociti aureattivi nelle persone affette dalla malattia. Alcuni agenti patogeni sono in grado di influenzare il numero di linfociti autoreattivi nel sangue, allo stesso modo in cui si verifica nel caso di sclerosi multipla. L’attivazione dei linfociti rende più rilevante la loro importanza all’interno dell’organismo. Nel momento in cui viene attivata la funzione dei linfociti si procede verso la fase di attacco e distruzione delle cellule infettate dai virus o dalle cellule tumorali.


Linfociti Atipici

La presenza di linfociti atipici, altrimenti denominati linfociti reattivi, è indice di stimolazione antigene, ovvero di attivazione del sistema immunitario del corpo.
Questo genere di cellule possiede un citoplasma maggiore e di conseguenza cresce con una dimensione superiore rispetto quella di un linfocita normale. Tale caratteristica fa si che i linfociti atipici siano maggiori in caso di infezioni, produzione di ormoni, radiazioni o in presenza di altri fattori che hanno influenza sul sistema immunitario. I fattori che scatenano una produzione di queste particolari cellule includono le malattie virali. Si distinguono tra queste: virus di Epstein-Barr, la sifilide e l’epatite C. Date le condizioni che scatenano la loro produzione, i linfociti atipici indicano la presenza di infezioni nel corpo. Oltre ad essere caratterizzati da una struttura differente, le cellule atipiche possono essere trasmesse. Elementi di contagio sono il sesso o lo scambio di fluidi corporei.


Linfociti e Analisi del sangue

Mediante un’analisi del sangue è possibile determinare il livello di globuli bianchi e nello specifico quello dei linfociti. Grazie a questo strumento è per altro possibile individuare la presenza di anomalie nella struttura di tali cellule e di conseguenza riconoscere eventuali malattie. Il gruppo di tumori del sangue, include i linfomi, ossia una condizione che colpisce i linfociti. I linfomi si verificano nel caso in cui le cellule di tipo B o quelle di tipo T girano e crescono in modo anomalo, si tratta di cellule cancerose, le quali crescono senza un opportuno controllo. Un’ulteriore gamma di malattie dei linfociti sono note come autoimmuni. In questo ramo si identificano l’artrite reumatoide, la sclerosi multipla e il morbo di Grave. Alcune infezioni come l’HIV, sono in grado di indirizzare lo stesso sistema immunitario ad infettare direttamente le cellule T, ostacolando in questa maniera le sue capacità nello svolgimento dell’azione di protezione.


Linfociti alti Cause

Il numero di linfociti presenti nel sangue cresce in caso di infezioni virali. Lo stesso risultato può essere ottenuto a causa di disordini autoimmuni o certe forme di cancro. Alcune delle malattie specifiche che possono causare questo sintomo includono: epatite, mononucleosi, pertosse, leucemia, malattia di Crohn ed infine persino l’influenza.
I corticosteroidi spesso causano un aumento dei linfociti a meno dei casi in cui vengano somministrati ad una persona con gravi infezioni. In questi ultimi casi si ottiene un effetto esattamente opposto con la riduzione degli stessi. I fattori implicati in un aumento dei linfociti sono numerosi e di conseguenza non è possibile stabilire un trattamento generico che porti alla risoluzione del problema.


Linfociti bassi Cause

Batteri e virus sono le cause più comuni che portano ad un basso numero di linfociti. Alcune tipologie di farmaco hanno impatto sul numero e sulla funzione dei linfociti presenti. La categorie di farmaco implicate sono: immunosoppressori, alcuni antibiotici ed antidepressivi. Questi possono, nel tempo portare alla comparsa di leucopenia. Farmaci antipsicotici come la clozapina hanno allo stesso modo un effetto di riduzione di tali cellule. Il livello è alterato anche da terapie come chemioterapia e radioterapia in quanto questi trattamenti uccidono le cellule tumorali ed al contempo vengono coinvolti i globuli bianchi del sangue. Altri elementi che possono causare una riduzione dei linfociti includono disordini autoimmuni in cui i globuli bianchi o le cellule del midollo osseo vengono distrutte. Una ridotta presenza si ha anche in caso di determinate malattie congenite o ereditarie come la sindrome di Kostmann. Infine, anemia ed alcune allergie possono ridurne il numero.


Linfociti della memoria

Le cellule di tipo T, vengono anche dette cellule di memoria. La sottocategoria di linfociti svolge un importante ruolo nella lotta ad infezioni e cancro.
La nomenclatura si deve alla loro capacità di ricordare le cellule precedentemente riscontrate in risposta al proprio antigene affine. Grazie a tale dote, le cellule sono in grado di individuare gli invasori e le cellule tumorali. Quando il corpo è attaccato da infezioni, i linfociti della memoria ricordano la tipologia di antigene incontrato. Allo stesso modo agiscono nel caso in cui venga effettuato un vaccino. La vaccinazione svolge un ruolo molto importante nella prevenzione da danni ai linfociti. Vengono sfruttate le capacità di memoria di essi. Durante il vaccino, gli antigeni di una specifica malattia vengono iniettati nel paziente. I linfociti, data la presenza di questi corpo estranei, reagiscono all’invasione. L’effetto provoca una creazione di cellule di memoria che registrano l’antigene incontrato in modo tale da sfruttare l’informazione di riferimento in futuro. Nel caso in cui il paziente incontra l’antigene in un periodo successivo della sua vita, i linfociti sono capaci di rispondere immediatamente preparando una rapida difesa immunitaria per la distruzione del virus o batterio. Il veloce attacco da parte del sistema immunitario impedisce agli agenti estranei di creare un’ambiente idoneo allo sviluppo della malattia.  Questo comportamento è importante nella difesa dell’organismo.


Valori normali dei linfociti

A causa dell’importante funzione svolta dai linfociti all’interno dell’organismo, è essenziale mantenere un adeguato livello di essi. Normalmente il numero di linfociti deve essere compreso nell’intervallo 16-45% in relazione al numero totale di globuli bianchi. Un livello superiore e pari a 4.000 mm (al metro cubo) identifica linfocitosi.
Una contrazione di tali cellule, che porta ad una riduzione che raggiunge un numero minore a 4500 cellule per microlitro di sangue, dovrebbe essere valutata e risolta. Si distinguono range distinti per quanto riguarda le cellule di tipo B e quelle di tipo T. Secondo alcuni studi, il primo dei due tipi di cellule deve essere compreso tra il 5 ed il 15% rispetto il numero totale dei linfociti circolanti in un dato momento. Questa tipologia di linfociti si distingue per l’azione di sentinella nel corpo. Provvede all’individuazione ed alla ricerca di elementi stranieri in esso. Se una cellula B incontra un antigene estraneo che corrisponde ad una determinata sequenza che ha memorizzato in un momento precedente, si assiste ad una produzione di linfociti. Gli anticorpi prodotti come difesa circondano l’invasore e segnalano la sua presenza alle altre cellule immunitarie le quali vengono in soccorso per distruggere l’elemento di pericolo riscontrato. Il livello di linfociti T deve essere normalizzato per entrambi i suoi sottotipi. Questi sono: cellule T helper e cellule T killer. Le prime entrano in gioco, attivandosi, nel caso in cui venga incontrato un antigene estraneo, mentre in un secondo momento si ha il coinvolgimento delle cellule killer che si occupano della distruzione del corpo pericoloso. Le cellule helper provvedono anche alla produzione di cellule di tipo B. Tutti i sotto tipi di linfociti sono strettamente collegati tra loro.


Rimedi per rientrare nei valori

Normalizzare il livello di linfociti è possibili se si individua il problema di base. Le numerose cause richiedono un diverso approccio verso il problema. È necessario conoscere la quantità di globuli bianchi e linfociti presenti nel paziente al fine di poter diagnosticare il problema e giungere alla risoluzione dello stesso.  Spesso i farmaci alterano la quantità di tali cellule. La rimozione di eventuali agenti causali come farmaci e tossine può essere sufficiente per il ripristino di livelli normali. Ulteriori misure comprendono trattamenti da carenze vitaminiche tra cui vitamina B-12 ed acido folico. È importante prestare molta attenzione nell’igiene delle mani, in quanto le infezioni sono tra le cause principali.

Al fine di prevenire l’insorgenza di infezioni si adottano spesso trattamenti antibiotici. La cura farmacologia è una soluzione ideale anche per i casi in cui si desidera stimolare una maggiore produzione di globuli bianchi. Un piano di questo tipo è indicato in caso di leucopenia. I farmaci sono somministrati per iniezione. Si raccomanda un utilizzo con estrema cautela nei pazienti affetti da malattie delle cellule falciformi, anomalie dei globuli rossi e leucemia mieloide cronica. La condizione di leucopenia può essere tratta anche con steroidi che permettono una ridistribuzione immediata nel numero di globuli bianchi.

I linfociti sono cellule presenti nel sangue utili a proteggere il sistema immunitario

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