Malattie sessuali: Malattie sessualmente trasmissibili

Le malattie sessualmente trasmissibili sono note alla scienza e studiate da centinaia di anni.

Per malattie sessuali si intendono le malattie sessualmente trasmissibili, ovvero che si trasmettono da un soggetto infetto ad uno sano tramite l'atto sessuale.

Ecco le malattie sessualmente trasmissibili più diffuse:

La gonorrea:

La gonorrea, causata da un diplococco chiamato appunto gonococco ed i sintomi della malattia compaiono di norma 3-7 giorni dopo il rapporto sessuale contagiante e si manifestano tipicamente con lo scolo ovvero una secrezione purulenta dall'uretra, in genere gialla, densa ed abbondante.

Coesiste spesso una cistite con sensazione di bisogno di urinare e Turnazione è frequente e dolorosa.

Nella donna la malattia è più subdola, spesso manca una sintomatologia evidente e comunemente la donna arriva alla diagnosi della malattia perché il partner è malato.

La terapia è in genere rapidamente efficace e consiste nella assunzione di dosi adeguate di antibiotici (penicillina, eritromicina, tetraciclina, rifampicina, etc).

Condilomi acuminati chiamati anche Verruche genitali o Creste di gallo:

I condilomi acuminati sono dovuti ad un virus chiamato papova virus, simile ma non uguale, a quello che causa le comuni verruche.

Il contagio colpisce indistintamente i genitali maschili e femminili, sono papillomi di colorbianco rosa che sì sviluppano rapidamente dopo il contagio, in genere non danno disturbi e, anche per questo, crescono subdolamente talvolta in maniera impressionante.

La terapia è di esclusiva pertinenza specialistica e si avvale della podofillina in soluzione alcolica al 10-20% per leccature o della elettrocoagulazione ed è fondamentale che chi ha i condilomi non tenti di curarsi da sé.

Uretriti non gonococciche:

Le uretriti non gonococcihe sono causate da svariati agenti infettivi, il più comune è certamente la Clamidia oculogenitale seguita poi da Micoplasi e batteri come l'Escerichia Coli, lo Stafilococco aureo etc.

Il tempo di incubazione è generalmente più lungo di quello della gonorrea: 10-20 giorni e la secrezione meno purulenta, simile all'albume d'uovo.

Queste uretriti sono oggi molto comuni ed hanno superato di gran lunga in frequenza la gonorrea.

La terapia è basata sull'uso di antibiotici (eritromicina, tetraciclina, rifampicina, etc.) che vanno assunti per un tempo piuttosto lungo, in genere tre settimane.

Ftiriasi nota anche come piattole:

La ftiriasi è dovuta ad un pidocchio (Phthirìus pubis) che, oltre al pube, invade volentieri i peli dell'addome, del torace, delle ascelle e delle gambe.

I pidocchi sono di colore bruno-rossicci della grandezza di una capocchia di spillo e si insediano alla base dei peli dove si attaccano con Ì coni uncini delle zampe posteriori.

I piattoni sì nutrono di sangue succhiato avidamente dalla pelle dell'ospite.

Le uova dette lendini vengono deposte alla base dei peli e saldamente incollate con chitina, dopo 8 giorni si schiudono e le ninfe che ne escono raggiungono la maturità sessuale e cominciano a loro volta a deporre uova dopo altri 8 giorni (la vita del pidocchio è di circa un mese, durame il quale depone circa 220 uova),

Dopo un breve periodo di incubazione l'infestazione si manifesta con prurito.

In sede di puntura, dove il pidocchio inietta una sostanza anticoagulante, si osservano macchie grigio-bluastre, macchiette di sangue si ritrovano tipicamente sugli slip.

La terapia si esegue agevolmente con antiparassitari a base di DDT, di clorofenoetano, di esaclorodcloesano ed altri ancora facilmente reperibili nelle farmacie.

Scabbia:

Anche la scabbia compare dopo intimi contatti, anche se spesso si possono osservare epidemie in asili, scuole ed ospedali.

La scabbia è causata da un acaro parassita (un insetto) chiamato Sarcoptes scabiei, appena visibile ad occhio nudo.

Il tempo di incubazione dal momento del contagio è di circa 3 settimane.

Gli acari femmina scavano un tunnel sotto gli strati più superficiali della pelle dove depongo le uova.

Nelle sedi dove la cute è più sottile, come in corrispondenza dei genitali, l'acaro determina la formazione di piccole rilevatezze di color rosso porpora.

Sul tronco ed in corrispondenza della radice degli arti (ascelle, inguine, sedere) compaiono lesioni papulo-vescicolose.

Tutta la sintomatologia è comunque dominata da un prurito ossessivo e continuo che si esalta tipicamente dì notte togliendo il sonno.

La terapia si esegue con farmaci antiparassitari come il gammabenzene, Tesaclorocicloesano, il crotamidone ed è di pertinenza specialistica.

Sifilide:

La sifilide è la più classica delle malattie veneree, a suo tempo si diffuse in maniera epidemica in Europa intomo al 1500, presumibilmente per via delle navi che tornavano dall'America.

La sifilide è dovuta alla Spirochaeta pallida e Treponema pallidum la quale appare al microscopio come una lunga spirale di 15-20 micron con 8-20 giri.

Il tempo di incubazione della malattia è di 2-4 settimane e la prima manifestarne è il sifiloma.

Il sifiloma appare come una ulcerazione genitale di consistenza dura, cartilaginea.

La lesione non è dolorosa ed è tipicamente accompagnata da un'imponente reazione dei linfonodi inguinali che appaiono ingrossati e duri ma non dolenti.

La malattia lasciata a sé stessa progredisce e può finire per coinvolgere gravemente tutto l'organismo.

La terapia, facile ma ovviamente di competenza esclusivamente specialistica che nella maggior parte dei casi si attua con penicillina.

Herpes genitale:

L'herpes genitale è dovuto ad un virus chiamato herpes virus hominis tipo II, molto simile a quello che provoca l'herpes labiale.

L'insorgenza dell'eruzione si ha in genere entro la prima settimana dopo il rapporto contagiante.

Dopo il contagio e dopo la prima eruzione il virus rimane latente e l'eruzione facilmente recidiva per l'intervento di svariati fattori che diminuiscono i fattori naturali di difesa dell'organismo, come la febbre, rapporti sessuali, il sole estivo, una semplice indigestione, etc.

L'eruzione appare come un arrossamento pruriginoso su cui insorgono piccole vescicole con disposizione a grappolo.

In breve le vescicole si rompono dando luogo a piccole erosioni che possono anche confluire in una erosione più ampia.

I linfonodi dell'inguine spesso sono gonfi e dolenti.

Occasionalmente il primo episodio può essere così doloroso da richiedere il riposo a letto ed il pene può gonfiarsi in maniera impressionante, ma in genere il sintomo cardinale è il prurito urente.

L'eruzione si risolve spontaneamente in circa tre settimane.

La terapia si avvale oggi di alcuni antivirali specifici come la 5-iododesossiuridina e acyclovir, che comunque mitigano la violenza dell'eruzione e ne diminuiscono la durata, ma non sono in grado di eradicare la malattia.

Le principali malattie sessualmente trasmissibili

Malattie

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