Miele

Tutti conoscono il miele, ma quanti sanno che il miele è un buon antibiotico e antiossidante oltre che un gustoso dolcificante naturale? Il miele favorisce il benessere fisico, quindi ringraziamo le api per il miele che ogni stagione ci donano. Lo raccolgono come nettare, quando ha l’ottanta percento di acqua e il venti percento di zuccheri e, passandoselo l’un l’altra con la proboscide per almeno venti volte, lo arricchiscono di enzimi che hanno nel loro intestino, invertendo le proporzioni, con il risultato che ad uscirne sarà magicamente un prodotto contenente al massimo il diciotto percento di acqua e ben l’ottantadue percento di zuccheri!

Miele

Miele

Il miele e i carboidrati

Zuccheri speciali, però, mica zuccheri qualsiasi… e sono talmente speciali che si chiamano “zuccheri semplici”: vale a dire fruttosio e glucosio, che il nostro organismo non avrà bisogno di digerire, perché l’han già fatto le api per noi. E allora il miele entra subito in circolo, donandoci energia e benessere. Grazie amiche api!

Il miele da sempre nella storia, non a caso, è considerato il nettare degli Dei

Dolce, dolcissimo, amarognolo, bianco, biondo, giallo pallido, ambrato, bruno,scuro, liquido, trasparente, denso, cristallizzato, il miele si presenta in mille modi, come mille sono i fiori dai quali proviene, sarà aromatico come le piante del bosco e di una dolcezza infinita come un campo fiorito sotto il sole di primavera.

Gli antichi lo sapevano bene, al punto da attribuirgli qualità divine.

Il miele secondo gli egizi

Gli Egizi credevano che venisse dalle lacrime del Dio-sole, e nel Cantico dei Cantici, uno dei testi più lirici delle Sacre Scritture, allegoria religiosa di incantevole bellezza e significato simbolico dell’unione tra due innamorati si dice:

“Le tue labbra sanno di miele, mia sposa,
la tua lingua ha il sapore del miele e del latte
Le tue vesti hanno il profumo del Libano.”

Cosa pensavano Aristotele e plinio del miele?

Aristotele, a confermare l’origine divina del miele, che Ebe versava a piene mani sulla tavola di Zeus, ci ha lasciato questo suo pensiero: «Il nettare cade dal cielo, soprattutto al sorgere delle stelle e quando l’arcobaleno appare splendente…».

E Plinio scriveva: «…qualunque cosa sia questa sostanza, la dolcezza stessa del cielo o l’umore segreto delle stelle… vero è che ci giunge come nettare purissimo…».

Cenni storici sul miele

Nei suoi rapporti con le api l’uomo primitivo dell’era paleolitica si comportava come un orso: saccheggiava i nidi che trovava nei tronchi d’albero, negli anfratti delle rocce e sottoterra. Rubava il miele alle api, come attestano parecchie pitture murali. Con la rivoluzione del neolitico, divenuto sedentario, praticò l’agricoltura e l’allevamento, e con gli altri animali addomesticò anche le api, costruendo loro un riparo con giunchi, vimini, argilla, paglia o scorze d’albero. In Mesopotamia sono state ritrovate alcune tavolette di cera d’api recanti iscrizioni cuneiformi, a comprova della maestria con cui gli antichi Babilonesi avevano appreso l’utilizzo dei materiali che la natura metteva a loro disposizione. Gli stessi Egizi, altrettanto esperti, avevano imparato l’uso del miele, mescolato alla propoli, altro straordinario prodotto dell’alveare, per imbalsamare i loro morti.
L’apicoltura raggiunge una notevole diffusione nel periodo di massimo splendore della civiltà greca. All’epoca di Pericle ogni contadino dell’Attica possedeva almeno un’arnia, grazie alla quale poteva disporre del miele, che era destinato soprattutto per l’alimentazione dell’infanzia.

In epoca romana il miele era ingrediente comune nella preparazione dei dolci, inoltre le donne ne facevano uso per la cosmesi. Nelle sue opere Virgilio parla spesso con accenti lirici delle api e del miele. Nel medioevo l’ape bionda è diffusa in tutte le campagne e il primo sovrano della dinastia dei Merovingi, Childerico I addirittura adotta l’ape come simbolo araldico. Lo stesso Napoleone Bonaparte ne seguirà l’esempio e nelle insegne da lui scelte per raffigurare la sua potenza includerà come simboli l’ape, la perennità delle istituzioni e l’immortalità.

Gli zuccheri e il miele

Per millenni e fino all’inizio del XVIII secolo il miele rappresentò per l’uomo la principale sostanza zuccherina. Ai giorni nostri, invece, dopo soli tre secoli, il suo consumo si è drasticamente ridotto, al punto da diventare statisticamente irrilevante rispetto ad altre varietà di zuccheri.

La canna da zucchero cresce allo stato naturale sulle coste del Golfo del Bengala. Fu Alessandro Magno il primo a portare lo zucchero in Europa, il succo di una canna sulla quale commentò con grande stupore: “…è una canna che dà il miele, senza che v’intervengano le api”. Da allora e per secoli lo zucchero di canna, trasportato per via carovaniera dal Bengala fino alle rive del Mar Nero, costituirà un alimento di lusso, dal prezzo altissimo e pertanto riservato solo ai pochi privilegiati che se lo potevano permettere.Dopo la scoperta dell’America gli Europei vi introdussero la coltivazione della canna da zucchero su sterminate distese di terreno, approfittando della manodopera prestata dagli schiavi. Il clima delle Antille nell’America centrale si rivelò particolarmente favorevole per la sua coltivazione, ma nel 1700 arriva un nuovo zucchero, estratto da una pianta presente nel continente europeo: la barbabietola.

Lo zucchero di barbabietola, grazie alla coltivazione che si sviluppò in tutta Europa, ebbe presto una grande diffusione, soprattutto a partire dall’epoca napoleonica, con il blocco continentale delle navi inglesi che trasportavano la canna da zucchero dalle Antille.Ai giorni nostri lo zucchero più consumato è quello estratto dalla barbabietola, che precede di gran lunga quello di canna, mentre il miele è quantitativamente molto trascurabile.

Il miele, lo zucchero di canna e lo zucchero di barbabietola sono dei glucidi, chiamati anche idratidi carbonio, in base alla loro composizione, essendo combinazioni di ossigeno e carbonio. Si distinguono in due tipi d’idrati di carbonio:

  • i monosaccaridi, costituiti da molecole semplici, che vengono chiamati zuccheri semplici, principali sono il glucosio (o destrosio) e il fruttosio (o levulosio),
  • i polisaccaridi, costituiti da associazioni molecolari, chiamati anche zuccheri composti, principali sono il saccarosio e l’amido.

La caratteristica più importante degli zuccheri sempliciè che sono direttamente assimilabili da parte dell’organismo, senza preventiva digestione, senza alcuna trasformazione. Gli zuccheri composti, invece, prima di venire assimilati richiedono di essere trasformati dall’apparato digerente in zuccheri semplici: tale digestione avviene in bocca (per azione della ptialina sull’amido), nel duodeno (sotto l’azione del succo pancreatico, per il saccarosio) e nell’intestino.

Lo zucchero di canna e lo zucchero di barbabietola, quindi, essendo costituiti da saccarosio, non sono utili all’organismo se non dopo la loro trasformazione in monosaccaridi assimilabili. Il miele invece, composto di zuccheri semplici (fruttosio e glucosio), è immediatamente assorbito dall’organismo, senza alcuna digestione preventiva. Gli zuccheri semplici passano nel sangue, assorbiti da minuscoli vasi sanguigni, che tappezzano i villi della parete intestinale, per poi raccogliersi nella vena porta, che li conduce fino al fegato.
Nel fegato gli zuccheri vengono trasformati in glicogeno, che è la loro forma polimerizzata (un polimero è una grossa molecola formata dall’unione di più molecole identiche: una molecola di glicogeno può contenere 100.000 molecole di glucosio!). Gli zuccheri, allo stadio di glicogeno, sono allora disponibili per le cellule del corpo e, soprattutto per i muscoli, cui forniscono riserve energetiche.

Il miele: Alimento o medicamento?

Con gli alimenti l’uomo apporta tutto il materiale adatto e necessario a mantenere in equilibrio la composizione chimica e la struttura biochimica del proprio organismo, a bilanciare le perdite indotte dalle condizioni di vita e di lavoro ed a mantenere l’efficienza biochimica dei tessuti.
Il miele risponde a tutti questi requisiti, essendo un alimento vivo i cui zuccheri rappresentano il veicolo di quelle sostanze che attivano i processi vitali, potenziando le difese dell’organismo e salvaguardando la salute.Il suo alto valore energetico (320 calorie per 100 gr.) ne fa un alimento straordinario, valido come carburante naturale per affrontare sforzi fisici, sia brevi che prolungati. Per queste sue caratteristiche se ne raccomanda l’uso soprattutto a chi pratica sport, ma è altrettanto utile se inserito nel regime alimentare di ciascuno di noi. Ideale sarebbe consumarlo regolarmente, specie durante la stagione autunno-inverno nella prima colazione, al posto dello zucchero.

Si può quindi affermare che il miele è un alimento naturalealtamente energetico che le api elaborano dal nettare dei fiori, o da altre parti dei vegetali e che esse stesse utilizzano come loro alimento, dopo un’adeguata maturazione. Nella sua composizione gli zuccheri semplici costituiscono circa il 70%, abbiamo poi un 15 – 18% di acqua e il restante 15 – 12% è costituito da proteine, sali minerali, enzimi, vitamine ed altri composti minori.

La presenza delle altre sostanze svolge una benefica ed equilibrata azione su tutto l’organismo, a differenza dello zucchero dibarbabietolaodi canna che è esclusivamente energetico.

Quindi oltre ad essere uno straordinario alimento naturale, il miele offre anche altri vantaggi, come ad esempio:

  • evidenti miglioramenti nei processi digestivi,
  • negli stati di convalescenza,
  • nel metabolismo,
  • nella crescita dei ragazzi.

E’ stata inoltre dimostrata l’azione benefica del miele sull’assimilazione e sulla fissazione dei sali minerali da parte dell’organismo, in particolare del calcio. Tra le proprietà più spiccate del miele possiamo anche elencare quella emolliente, febbrifuga, sedativa, diuretica, antianemica, dinamogenica.

In conclusione il miele è proprio un toccasana: oltre a costituire un formidabile alimento naturale, serve per curare con dolcezza tanti piccoli malanni, dona morbidezza alla pelle nell’uso cosmetico, è benefico nella cura dei capelli, calma i nervi e la tosse. Una panacea irripetibile in natura.

Abbiamo leggi adeguate che lo tutelano. La legge del 1982 (n. 753/1982),ad esempio, stabilisce in modo molto chiaro che:

“Per miele si intende il prodotto alimentare che le api domestiche producono dal nettare dei fiori o dalle secrezioni provenienti da parti vive di piante o che si trovano sulle stesse, che esse bottinano, trasformano, combinano con sostanze specifiche proprie, immagazzinano e lasciano maturare nei favi dell’alveare. Tale prodotto può essere fluido, denso o cristallizzato.”

Non c’è altro da aggiungere, perché proprio dalla semplicità e chiarezza della legge, una volta tanto, si hanno i migliori vantaggi e garanzie: al miele non si può né aggiungere né sottrarre alcuna sostanza, lasciandolo naturale come poche altre cose.

Il famoso etologo RémyChauvin, autore di oltre duecento pubblicazioni e una ventina di libri, tra cui un monumentale Trattato di biologia delle api, composto da 5 volumi (2200 pp.), ci lascia questa sua riflessione:
“Alla luce di queste ricerche, sembra ormai accertato che la antica tradizione non mentiva affatto affermando che il miele, non solo costituisce un eccellente alimento, ma possiede anche un certo valore terapeutico, quantunque a volte difficilmente spiegabile”.

Conclusioni finali sul miele

Il miele è un buon alimento in tutti i sensi, in primis per il suo sapore che ben si adatta alla cucina sia moderna che tradizionale, e per secondo il miele è un prodotto altamente nutriente, ricco di carboidrati, aminoacidi e vitamine e quindi può essere tranqullamente ritenuto un un supplemento naturale completo.

Mangiare quotidianamente del miele è da considerarsi una buona e salutare abitudine.