Come si produce il miele

Come si fa il miele? Come si fa il miele è una curiosità del tutto lecita da porsi, specialmente da parte di ciascun amante di questo alimento, che ogni giorno è presente sulle nostre tavole per portare benessere oltre al buon gusto.

Quando si parla di miele, la curiosità sale, specialmente quando si pensa a come si produce e a come si fa il miele, questa è una domanda che sicuramente si pongono molti consumatori che ogni giorno restano entusiasti dei benefici derivanti dal consumo di questo netterale completamente naturale. E noi siamo qui con il presente redatto appposta per rispondere a tale quesito.

Come si produce il miele

Miele come si produce

Come si produce il miele (panoramica generale)

Se prendiamo una infiorescenza di trifoglio rosso, ne togliamo ogni singolo fiore e ne mastichiamo l’estremità, che ha forma di calice, avvertiamo un sapore dolce. Se poi le api non hanno ancora bottinato sui fiori da noi raccolti, possiamo scorgere in fondo ad ogni calice florale una gocciolina di sostanza acquosa, la quale non è altro che una soluzione zuccherina. La maggior parte dei fiori ha appunto nella profondità del calice un succo zuccherino, che i botanici chiamano nettare, una soluzione che viene raccolta dalle api e trasportata nell’alveare.

L’arnia, la casa delle nostre amiche api

L’arnia, la casa delle api, è un contenitore parallelepipedo in legno, all’interno del quale un’intera famiglia trova lo spazio adeguato per svilupparsi e riprodursi. Quando è abitata dalle api prende il nome di alveare, ed ha rimpiazzato le antiche abitazioni di fortuna che potevano essere il cavo di un albero, la fenditura in una roccia o una tana nel terreno. L’apicoltore può ispezionare l’alveare ogniqualvolta si renda necessario, può intervenire, modificare e risolvere problemi. L’alveare è una colonia di api che contribuiscono, ciascuna in egual misura, secondo i compiti via via assegnati al buon andamento della famiglia.

Un alveare comprende:

  • 1 regina (femmina) che depone le uova;
  • 1.000 fuchi (maschi) che garantiscono la riproduzione;
  • 15.000 api adulte (femmine) bottinatrici che lavorano all’esterno per la raccolta di nettare, polline, propoli, acqua;
  • 15.000 api giovani (femmine) che lavorano all’interno dell’alveare, con compiti specifici, secondo l’età;
  • 5.000 larve da nutrire;
  • 5.000 uova che si trasformano in larve;
  • 10.000 larve in via di trasformazione in ninfe e presto in insetto adulto.

L'ape

La vita di un’ape, nei periodi di più intensa attività, dura in media dai 30 ai 45 giorni e nell’arco di questo breve periodo essa dedica tutto il suo tempo al lavoro. Un’ape operaia diventa bottinatrice nell’ultima parte della sua breve vita, verso il ventesimo giorno di attività e concluderà la sua esistenza assolvendo a questo compito. Si può immaginare che la sua vita avrà termine durante l’ennesimo volo, quando stremata sotto il peso del bottino e con le ali consunte non riuscirà a raggiungere l’alveare e crollerà a terra, divenendo preda di qualche altro animale, perpetuando così il ciclo biologico della natura che si rinnova.

Nel primo periodo di vita, fino al ventesimo giorno di età, l’ape assolve diversi compiti, secondo le esigenze della famiglia, in una perfetta organizzazione predisposta dalla natura, senza corsi preventivi o di aggiornamento e… senza chiedere il parere a nessuno. Meravigliosa natura!

Il nutrimento principale delle api è naturalmente il miele, che per questi insetti rappresenta il carburante necessario per poter andare e tornare ogni giorno dal lavoro nei campi. Il consumo di miele di un’ape è calcolato in circa mezzo mg. a km, vale a dire che con un litro  l’ape percorrerebbe ben 3 milioni di km! Per avere un’idea della mole di lavoro svolta da questo piccolo e meraviglioso insetto basti pensare che per riempire un ditale di miele l’ape deve fare 60 viaggi, tornando a casa ogni volta con il pieno, e per fare il pieno in ciascuno dei 60 viaggi dovrà visitare dai 1.000 ai 1.500 fiori. Tutto questo avviene nell’ambiente circostante l’alveare, in un raggio di circa 5 km. Se consideriamo che per produrre un kg di miele debbono bottinare oltre un milione di fiori della stessa specie e che per produrre un kg di cera le api “bruciano” 10 kg di miele ci possiamo fare un’idea della mole di lavoro che questi instancabili insetti riescono a svolgere nella loro pur breve esistenza.

Quando l’ape bottinatrice ritorna all’arnia consegna il suo carico di nettare alle api magazziniere, che si occuperanno di trasformarlo in miele. La goccia di nettare consegnata è molto piccola, corrisponde alla capocchia di uno spillo, e il raccoglierla ha comportato la visita a molte centinaia di fiori. Le api magazziniere se la passano l’una all’altra, concentrandola e arricchendola con particolari secrezioni ghiandolari, particolarmente ricche di enzimi, e infine  la depositano in una delle cellette esagonali nel favo. Altre api che hanno il compito di ventilare entrano in azione e,  agitando freneticamente le ali, provocheranno una ventilazione forzata, allo scopo di far evaporare l’umidità in eccesso presente nel nettare, fino a quando, raggiunto il giusto grado di maturazione, la celletta verrà opercolata, cioè sigillata con cera vergine che impedirà l’assorbimento dell’umidità presente nell’aria e assicurerà la buona conservazione del prodotto, che da questo momento si potrà correttamente chiamare miele.Dopo che i favi sono stati accuratamente riempiti e sigillati con cera vergine, interviene l’uomo.

Come si produce il miele: adesso tocca all'apicoltore

Da questo momento infatti entra in azione l’apicoltore: ciò che prima era responsabilità della natura, attraverso il lavoro delle api, diviene ora interesse della “natura dell’uomo”. Si tratta di dividere equamente le provviste che le api hanno immagazzinato incessantemente e, a differenza del passato, quando l’uomo primitivo saccheggiava l’alveare selvatico comportandosi come unorso, il buon senso dell’apicoltore dei nostri giorni consentirà di operare un’equa divisione delle provviste che le api hanno accumulato. L’apicoltura moderna stabilisce che tutto ciò che le api accumulano nell’arnia debba rimanere a loro disposizione, per l’alimentazione della famiglia e per superare la rigida stagione invernale, in attesa della nuova “stagione dei fiori”, mentre il miele accumulato “nel granaio” sarà per l’apicoltore. Il “granaio” sarebbe quello che nel linguaggio degli apicoltori viene chiamato melario,una sezione supplementare di telaini che misurano esattamente la metà dei telaini dell’arnia, detti “di covata”. Naturalmente la quantità di miele accumulato nel granaio può variare molto da un anno all’altro, in relazione all’andamento climatico ed alla buona salute della famiglia. Quando tutte le condizioni sono favorevoli si possono avere raccolti superiori alla media ma, purtroppo, ciò non accade molto spesso. Se il tempo e le altre condizioni sono favorevoli si possono raggiungere raccolti eccezionali, in questo caso un melario può essere riempito anche in una sola settimana, e allora se ne aggiunge un secondo, un terzo, un quarto…

Chi scrive, apicoltore da oltre trent’anni, può raccontare per l’anno in corso di un raccolto quasi eccezionale, a parte l’ultimo periodo di fine luglio e agosto. Alcuni alveari in condizioni particolarmente favorevoli hanno riempito fino a quattro melari, vale a dire oltre 60 kg di miele! Purtroppo si hanno stagioni meno fortunate, quando le condizioni meteorologiche nel periodo di massima fioritura dell’acacia, una delle più importanti nella nostra zona, sono avverse e praticamente non si ha raccolto…, ma questo fa parte  delle cose della vita. La media produttiva in Italia, secondo le statistiche, e tenuto conto del fatto che almeno una delle condizioni favorevoli non venga soddisfatta (andamento climatico, piena efficienza delle api, integrità dell’ambiente in cui le api lavorano), assegna quindi a ciascun alveare una produzione di 15 kg all’anno. In Italia la raccolta, con differenze sensibili tra una regione e l’altra, può avvenire da maggio ad ottobre. I favi del melario vengono prelevati dal “granaio”, cioè dal melario, e disopercolati: si tratta di un’operazione che richiede pazienza, con un coltello adatto si toglie la superficie del favo, vale a dire i coperchi che sigillano ciascuna celletta contenente il prezioso raccolto.

A questo punto i favi vengono posizionati nello “smielatore”: si tratta di uno strumento molto semplice, un contenitore cilindrico in acciaio inossidabile con all’interno un carosello, provvisto di alloggiamenti per posizionare i favi, in genere 8 contrapposti radialmente l’uno all’altro. Il carosello è provvisto di un albero centrale che alla sua sommità dispone di un ingranaggio conico collegato ad una manovella, o ad un motore elettrico. Facendo ruotare il carosello si otterrà la fuoriuscita del miele dai favi, grazie all’effetto della forza centrifuga, essendo qualsiasi tipo di miele fino a questa fase ancora allo stato fluido, quasi liquido.
L’operazione successiva comporta la filtrazione, per togliere le particelle di cera residua degli opercoli, e la deposizione in appositi contenitori in acciaio inossidabile, dove il miele dovrà “maturare” per qualche settimana. Durante questo periodo di maturazione qualsiasi piccola impurità, come micro frammenti di cera non filtrata o bollicine d’aria verrà a galla nel contenitore, e prima di procedere al confezionamento in vasi di vetro di varia capacità potrà facilmente essere rimossa. Tutte le operazioni, dall’estrazione dai favi al confezionamento ed etichettatura vengono effettuate in ambiente igienicamente adeguato, secondo precise normative, ed “a freddo”, a significare che il miele, per potersi fregiare della denominazione di “miele naturale”, non subisce alcun trattamento, nessuna pastorizzazione, a differenza dei mieli in vendita nei supermercati, di produzione industriale. Qualsiasi trattamento di pastorizzazione infatti provoca nel miele la perdita di vitalità delle sostanze sensibili al calore, con un conseguente decadimento della qualità.

Come si ottiene il miele: considerazioni finali

Come avete avuto modo di leggere la produzione del miele come per tutti i lavori richiede una notevole esperienza sul campo, precisione e dedizione oltre all'aiuto di madre natura.

Come si fa il miele e come si produce secondo le tecniche artigianali.

Salute alimentazione

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Come si produce il miele

sono un'appassionata della natura da qualche anno, ma haimè non posso andare per boschi e prati, perchè ho problemi di allergie ad alcune piante, arbusti,erbe ed alimenti, ma quando posso racconto alle scolaresche a cosa servono certe piante e cosa ci regalano, adesso ho approfondito bene come si ricava il miele e questo sito è stato molto, ma molto interessante. Grazie.

Il miele e l'apicoltura

Sono Francesco,un bambino di 9 anni e mi interessa molto la vita delle api e come fanno il miele e infatti da grande vorrei fare l'apicoltore.
Grazie al vostro sito ho potuto soddisfare la mia curiosità e tutti i miei interessi.
Arrivederci

Il miele

davvero affascinante ! grazie per la bella spiegazione.

Interessanti spiegazioni sul miele

Articolo molto interessante, con spiegazioni semplici ma dettagliate, complimenti

Spiegazione semplice su come si fa il miele

Complimenti per la chiarezza e semplicità. ...e grazie ..adesso potrò spiegare al mio bambino come si fa il miele

Il miele ed il mestiere dell'apicoltore

Esaustivo ed interessante! Complimenti:-) Finalmente ho conosciuto da vicino il lavoro svolto un tempo da mio nonno. Peccato che oggi il mestiere di apicoltore non è più diffuso come un tempo

Molto interessante , io sono interessato alla produzione del miele , prima come consumatore e forse, come come produttore , grazie delle informazioni

Ho appena installato due alveari nel mio giardino, affascinato dal lavoro di questi animaletti, che ammiro per
il loro incredibile lavoro

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