Parto: Il parto naturale

Il parto naturale è un "momento" delicato per ogni donna.

Come avviene il parto naturale? Il parto naturale di un bambino inizia dal travaglio, il travaglio di parto è il processo mediante il quale il prodotto del concepimento è normalmente partorito. Esso richiede una sequenza di contrazioni uterine coordinate involontarie ed efficaci che vengono in genere aumentate dalla contrazione volontaria dei muscoli addominali.

Negli ultimi anni si è sempre più affermata l'importanza dei fattori endocrini.

Parto: Il parto naturale

Parto naturale

Come all'inizio si assite all'instaurarsi di un nuvo assetto ormonale, per l'eccezionale rapporto del corpo luteo prima e della placenta poi, così alla fine, nell'organismo materno avvengono nuovi mutamenti, quali la caduta del tasso di progesterone (ormone che inibisce normalmente la contrazione uterina) e la produzione di sostanze ossitociche di origine ipofisaria, dotate al contrario di azione stimolante il miometrio.

Il meccanismo e la dinamica del parto:

Fase 1

Le contrazioni uterine e dei muscoli ausiliari. I fenomeni che portano alla comparsa delle contrazioni uterine sono complessi e coinvolgono l'equilibrio elettrolitico esistente fra cellule miometriali e liquiso extracellulare.

Attraverso una serie di scambi ionici (K- Ca e Na-) a livello delle membrane cellulari, diretti e sostenuti dalle modificazioni ormonali che inducono il travaglio, iniziano e prendono consistenza le prime contrazioni uterine.

Esse sono ritmiche, intermittenti, involontarie, di durata variabile a seconda della fase del travaglio.

Tali fenomeni sono regolati nell'ambito del sistema nervoso vegetativo che presiede a tutte le attività fisiologiche indipendenti dalla volontà e dalla coscenza.

Quindi la contrazione uterina è involontaria ed incoscente, alla pari di quella cardiaca od intestinale.

Esiste tuttavia una soglia oltre la quale la sensazione contrattile viene comunicata ai centri corticali del sistema nervoso di relazione e percepite coscentemente come intenso fastidio. 

Nelle donne prive di uno stabile equilibrio fra sistema nervoso vegetativo e sistema nervoso di relazione tale fastidio assume carattere di dolore.

I muscoli ausiliari (diaframma, muscoli addominali ed intercostali) entrano in funzione in periodo espulsivo e sotto controllo della volontà.

La loro azione controllata, concomitante alla spontanea contrazione uterina, si svolge come un torchio (torchio addominale) premente sul fondo e le pareti uterine il cui contenuto è spremuto verso il basso nel canale del parto.


Fase 2 - periodo prodromico:

Generalmente oltre ad un generico e molesto malessere della donna si riscontrano alcuni segni clinici che annunciano il travaglio di parto (sono fenomeni che avvengono in genere nei 7-10 gironi che precedono l'inizio del travaglio vero e proprio):

  • abbassamento di qualche centimetro del fondo che a termine di gravidanza raggiunge l'arcata costale;
  • piccola perdita ematica, mista a muco, che indica la comparsa delle prime contrazioni uterine, le quali tendono a forzare la chiusura rappresentata dal collo uterino, provocando piccole lacerazioni dei vasi della zona cervicale.
  • comparsa di sporadiche, irregolari contrazioni uterine, avvertite anche soggettivamente che provocano le prime modificazioni del collo dell'utero.


Fase 3 - periodo dilatante:

E' compreso tra l'inizio delle contrazioni regolari con l'assotigliamento progressivo del collo e la sua scomparsa fino alla dilatazione completa del collo (dilatazione completa 10 cm).

Il periodo dilatante inizia con la regolarizzazione delle contrazioni, intervallate da pause sempre più brevi finchè il ritmo assume una frequenza di 3-5 minuti.

Ogni singola contrazione dura da 30 a 60 secondi e la sua forza aumenta progressivamente, sostenuta e regolata dall'ormone ossitocico post-ipofisario.

L'effetto delle contrazioni si ripercuote a livello della bocca uterina che viene progressivamente stirata in alto e dilatata.

La dilatazione è completa quando il diametro della bocca uterina raggiunge 9-10 cm.

A questo punto dovrebbe avvenire spontaneamente la rottura del sacco amniotico, ma se ciò non si verifica sarà opportuno romperlo meccanicamente (amnioressi).

La durata medio del periodo dilatante, nelle primipare, valutata in 6-8-12 ore, più breve, talora notevolmente nelle pluripare.


Fase 4 - periodo espulsivo (2-3 ore):

Scomparsa anche la bocca uterina, non esite più alcun ostacolo anatomico che impedisca la progressione del feto nel canale del parto.

Rimangono da superare le resistenze offerte dalle formazioni scheletriche e muscolari perineali, le forme di attrito fra feto e canale del parto.

Tutto ciò avviene mediante due forze naturali: la concentrazione uterina automatica, involontaria sempre più frequente e valida e la contrazione volontoria dei muscoli diaframmatici addominali e costali della madre.

Il periodo espulsivo nelle primipare dura circa 2-3 ore; nelle pluripare è molto più breve.


Fase 5 - secondamento:

Dopo l'espulsione del feto nell'utero rimane la placenta, che si continua con il funicolo ombelicale.

Dopo una pausa di 5-10 minuti, il miometrio riprende a contrarsi e provoca lo scollamento della placenta, che cade nella cavità uterina da dove viene espulsa spontaneamente o, se necessario, mediante una spremitura dell'utero attraverso l'addome.

Questo tempo del parto prende il nome di secondamento e si accompagna ad una più o meno abbondante perdita ematica (circa 300cc).

Il sangue proviene dai vasi utero-placentari, beanti sulla superficie di inserzione dell placenta rimasta scoperta dopo l'espulsione.

Le successive contrazioni uterine rinserrano meccanicamente i vasi ed arrestano l'emorragia.


Il parto naturale può essere diverso a seconda della presentazione:

Parto in presentazione cefalica: è la modalità più frequente del parto.

Esistono 4 tipi di presentazione cefalica distinti in base al grado di flessione ed alla parte anatomica della testa fetale che si presenta alla vulva:

  • presentazione di vertice
  • di bregma
  • di fronte
  • di faccia

La prima di queste è di gran lunga la più frequente delle presentazioni cefaliche.

Il feto si trova in situazione longitudinale, con dorso rivolto in avanti, il suo atteggiamento è di flessione: le gambe, le cosce, le braccia ed il capo sono flesse sul tronco e danno al feto l'aspetto ranicchato.

Durante l'impegno ed il passaggio attraverso lo stretto superiore, le flessione della testa fetale si accentua e fa coincidere con i diametri trasverso od obliqui del bacino il suo diametro più favorevole (sotto-occipito-bragmatico).

L'angolo a gomito del parto viene superanto durante il disimpegno della testa, mefiante un movimento di rotazione e di estenzione del capo che fa da perno con la nuca sotto l'arcata pubica.

Negli altri tipi di presentazione cefalica, il travaglio è prolungato ed il parto più difficile od impossile per via naturale a causa della minote adatabbilità dei diametri fetali confrontati con quelli del canale del parto

Parto in presentazione podalica: rappresenta il 4% dei casi.

La parte presentata è l'estremità inferiore del feto (natiche o piedi) che viene partorita per prima.

Si distinguono 3 varietà principali:

  1. presentazione podalica varietà natiche (le gambe sono estese sulle cosce e gli arti inferiori sono aderenti al corpo fetale).
  2. presentazione podalica varietà completa (alla vulva compaiono le natiche ed i piedi essendo le gambe fetali flesse sulle cosce).
  3. presentaizone podalica varietà piedi (appaiono alla vulva, i piedi essendo gli arti inferiori del feto completamente estesi).

Il travaglio in questi casi è più lento a causa della minore consistenza della parte presentata, meno efficace quale coadiuvatore della dilatazione della bocca uterina.

Il parto è sempre più pericoloso per il feto perché è possibile che altri arti superiori, ponendosi trasversalemnte (sbarramento) dopo l'espulsione del podice, rendono indaginosa e prolungata l'estrazione successiva della testa fetale (specialmente nella varietà dei piedi).

La testa normalmente durante la sua espulsione è flessa, ma può accadere che si deflatta rendendo necessario il suo uncinamento manuale per poterla riportare in posizione normale ed estrarre.

Nel complesso nel parto podalica è più facile rispetto alle presentazioni cefaliche, che si manifestino complicanze che rendono necessarie manovre liberatrici e prolungano i tempi di estrazione esponendo il feto ai pericoli dell'asfissia e dei tramatismi dovuti alle manovre stesse.


Altre cose utili da sapere sul parto:

Secrezione del latte: durante la gravidanza la ghiandola mammaria si ipertrofizza sotto l'azione degli estrogeni e del progesterone e secerne un liquido sieroso, misto a leucociti, ed a cellule di sfaldamento (colostro).

Quando con il sendoamento, si verifica la caduta del tasso di questi ormoni, può agire liberamente la prolattina ipofisaria (LTH) che, durante la gestazione era da questi inibita.

La prolattina determina la formazione del latte nel tessuto ghiandolare mammario che lo riversa nel dotto galattofori.

Su questi agisce l'ossitocina post-ipofisaria che ne provoca la contrazione e l'elezione all'esterno.

I fenomeni della montata lattea consistono nel turgore delle mammele che diventano tese e spesso dolenti.

Il mantenimento della secrezione iniziato con la cosiddetta montata è assicurata daòòa suzione del neonato che scatena il riflesso mamillo-ipofisario con cui viene solleciatta la produzione di ormone ossitocico il quale, favorisce il deflusso del latte dai dotti escretori.

Utili informazioni sul parto naturale

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Complimenti per le spiegazioni...le trovo molto utili e linguaggio utilizzato semplice e comprensibile.

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