Problemi cardiovascolari: Problemi cardiaci

Per comprendere più agevolmente le patologie che possono colpire il cuore e l'apparato cardiovascolare, è necessario conoscerne almeno sommariamente l'anatomia e il loro funzionamento.

I problemi cardiaci e cardiovascolari quali sono? Sintomi e cause? Come avviene la riabilitazione cardiologica? Il cuore è posto al centro del torace tra i polmoni destro e sinistro, appoggia la parete inferiore sul muscolo diaframma ed è, in contatto posteriormente, con l'esofago.

Problemi cardiovascolari: Problemi cardiaci

Problemi cardiovascolari

Il cuore, cenni di anatomia e funzionamento

Anatomicamente il cuore è suddivisibile in quattro cavità due a destra e due a sinistra. Le cavità superiori sono denominate atri; il destro è deputato a raccogliere il sangue venoso che ritorna dalle vene di tutto l'organismo, da questa cavità il sangue fluisce alla cavità muscolare sottostante denominata ventricolo destro che contraendosi lo spinge verso la circolazione polmonare.

Arricchitosi d'ossigeno ed eliminata l'anidride carbonica, il sangue giunge all'atrio sinistro e quindi alla cavità sottostante denominata ventricolo sinistro che dopo la nascita è il ventricolo dominante.

Da esso dipende il flusso di sangue a tutti gli organi dell'intero organismo.

Ad ogni battito cardiaco percepibile attraverso la palpazione del polso, il ciclo si ripete, aumentando di rapidità secondo le richieste dell'organismo o in funzione di determinate patologie anche non cardiache (ad esempio nel caso d'aumento della temperatura corporea).

Ogni ciclo cardiaco inizia mediante un fenomeno elettrico di durata brevissima a cui fa seguito la ritmica contrazione delle camere cardiache.

L'impulso elettrico insorge spontaneamente mediante l'attivazione ciclica di un gruppo di cellule, localizzate nella parte alta dell'atrio di destra e, prende il nome di "nodo del seno".

Questo gruppo di cellule rappresenta un vero e proprio interruttore intermittente, che accendendosi e spegnendosi ritmicamente determina la contrazione delle restanti porzioni muscolari del cuore.

Dal nodo del seno lo stimolo elettrico si porta in basso verso un secondo interruttore, chiamato "nodo atrio ventricolare", dalle cui ramificazioni viene distribuito a tutto il cuore.

Queste riflessioni ci portano a considerare il cuore come una macchina, nella quale l'impulso elettrico attiva ritmicamente la funzione meccanica (contrazione-rilasciamento).

Unica condizione richiesta è, che alla macchina venga fornita un adeguata alimentazione attraverso le coronarie.

Come ogni altro organo o tessuto vivente, il cuore necessita di nutrimento per compiere quest'attività ritmica.

Il rifornimento energetico costituito fondamentalmente da ossigeno, acidi grassi e zuccheri viene fornito da due arterie che originano alla radice dell'aorta, coronarie destra e sinistra che ramificandosi in rami sempre più piccoli si distribuiscono a tutti gli strati della parete cardiaca.

Ciò premesso, è facile comprendere come la disfunzione di uno dei precedenti sistemi possa influenzare l'attività delle restanti.

Ad esempio, in caso d'assenza dell'attività elettrica non vi sarà attività di tipo meccanico.

Allo stesso modo una riduzione grave dell'apporto di sangue, come nel caso di un restringimento delle coronarie, potrà limitare sia l'attività di contrazione sia l'attivazione elettrica.

Questo in linea generale è ciò che succede in caso di diverse patologie che affliggono il cuore.

Patologie quali: l'ipertensione arteriosa, il diabete, gli elevati livelli di grassi nel sangue, abitudini come il fumo di sigaretta e l'abuso d'alcool, predispongono il sistema coronarico allo sviluppo di una grave e diffusa malattia, denominata aterosclerosi.

L'aterosclerosi è in pratica l'accumulo di sostanze grasse assieme a tessuto fibroso* e calcio a livello delle pareti arteriose.

Questi accumuli accrescersi progressivamente e determinare restringimenti del lume dell'arteria riducendo in tal modo il passaggio del sangue (placche aterosclerotiche). Quando il passaggio è limitato fino a non poter soddisfare le esigenze di nutrimento del cuore, lo stesso lancia un segnale d'allarme: il dolore.

Questo può insorgere inizialmente per sforzi d'elevata intensità ma più cresce il restringimento all'interno del vaso e minore è lo sforzo richiesto perché inizi il dolore. In termini medici questa situazione viene definita angina da sforzo. Questa si distingue dalla forma più grave angina a riposo o instabile, nella quale la placca rompendosi ha innescato una serie di processi, che sfociano nella formazione di un tappo di sangue che determina un'altra limitazione al passaggio del sangue.

Se il tappo così formato occlude completamente l'arteria e l'occlusione si protrae per più di un certo tempo (30 minuti) le cellule del cuore, cominciano a morire.

Il processo appena descritto prende il nome di: INFARTO.

È importante rilevare che le varie situazioni appena descritte possono non essere consecutive nel senso che non necessariamente si susseguono ma nella maggioranza dei casi l'infarto o l'angina instabile sono la prima manifestazione della malattia coronarica.

Nei primi giorni che seguono l'infarto iniziano i processi riparativi che porteranno lentamente alla formazione di una cicatrice nella zona colpita.

Anche se le altre parti del cuore continuano a funzionare in questa fase il riposo assoluto, è fondamentale.

L'attività fisica va intrapresa in maniera graduale come descritto in seguito.

Nell'arco di 30/45 giorni la cicatrice è completamente formata ma l'intensità egli sforzi sostenibili va graduata in base al danno subito e guidata dal medico che valuta il quadro clinico completo e gli esami eseguiti.

Il graduale ritorno all'attività fisica e lavorativa è comune nella maggior parte dei pazienti che hanno subito un infarto e avviene solitamente nell'arco di tre mesi durante i quali vengono intraprese una serie di misure d'ordine psicologico, dietetico e comportamentale che fanno parte della riabilitazione.

L'insufficienza cardiaca:

L'infarto determina per definizione un danno al tessuto del cuore. Le cellule morte vengono sostituite da una cicatrice in modo non dissimile a quanto avviene per la pelle dopo una ferita. Come facilmente comprensibile tale cicatrice non è però più in grado di svolgere le stesse funzioni del muscolo sano.

Più grande è l'atea della cicatrice e maggiore sarà la disfunzione cioè la difficoltà cui il cuore andrà incontro nello svolgimento della sua più importante funzione che è quella di distribuire sangue a tutto l'organismo.

Malattie del cuore

Purtroppo non soltanto l'infarto è in grado di generare simili danni. Numerose altre malattie possono colpire il cuore e danneggiarlo.

Se queste malattie, siano esse ad insorgenza improvvisa, come nel caso dell'infarto oppure progressive, come nel caso dell'ipertensione o delle malattie delle valvole cardiache, riescono a ledere il cuore fino a renderlo incapace di mantenere la sua funzione di pompa, s'instaura una situazione patologica chiamata insufficienza cardiaca.

Come descritto in seguito i sintomi e l'evoluzione dell'insufficienza cardiaca non dipendono soltanto dal grado di compromissione del cuore ma dal bilancio di una serie di fattori coinvolgenti i complessi meccanismi che l'organismo mette in atto per sopperire al deficit del cuore.

Generalmente i programmi di riabilitazione del paziente infartuato sono strutturati in più fasi.

La prima e seconda fase, prevedono a loro volta, un'ultra suddivisione in due momenti distinti durante lo stesso ricovero: una prima fase, svolta in terapia intensiva, ed una seconda, svolta in reparto di degenza ordinaria.

I programmi inerenti a queste due fasi sono praticati già da molti anni nel nostro reparto di cardiologia. In linea di massima il programma per il paziente con infarto del miocardio non complicato.

Fase 1

prima giornata

  • Mobilizzazione passiva.
  • Cura della persona.
  • Movimento degli arti.
  • Atti respiratoli profondi.
  • Decubito supino con busto a 45° appoggiato.

seconda giornata

  • Decubito supino o seduto.
  • Movimento degli arti passivi.
  • Autonomia per abluzioni personali.

terza giornata

  • Decubito supino o seduto.
  • Movimento degli arti passivi.
  • Autonomia per abluzioni personali.
  • Può usare la comoda.

Fase 2

  • Appoggio psicologico.
  • Educazione del paziente e dei familiari.
  • Programmazione delle attività dopo la dimissione.
  • Conoscere la risposta all'esercizio fisico.
  • Camminare 15-20 minuti da ripetere due volte al dì.
  • Controllo dei valori pressori e della frequenza cardiaca dopo sforzo.
  • Prescrizione di consigli generali.
  • Incrementare il tempo di camminata.
  • Prova da sforzo precoce.

Fase 3

Da questo punto in poi, si svolge dopo la dimissione dal reparto.

  • Sessioni controllate d'allenamento aerobico.
  • Sessioni di ginnastica di mantenimento, controllate.
  • Istruzioni e consultazione individuale o di gruppo su sui fattori di rischio.
  • Autocontrollo della frequenza cardiaca.
  • Prova da sforzo dopo 3-4 mesi per passare alla fase 4 oconoscere l'evoluzione della malattia e prescrivere l'esercizio.
  • Azione congiunta in ospedale e a domicilio.
  • Durata complessiva 3-4 mesi.

Fase 4

  • Mantenimento dei cambiamenti avviati.
  • Modificare ulteriori fattori di rischio.
  • Programmare l'allenamento cardio-circolatorio.
  • Esercizio individuale o in gruppi dicarattere aerobico.
  • Valutazione periodica nel centro di riabilitazione.
  • Durata: tutta la vita.

Le fasi 3 e 4 fanno parte della riabilitazione dopo la dimissione. Durante la fase 3 vengono programmate singole sedute ginniche ogni tre settimane, nelle quali si prevede la realizzazione di esercizi aerobici per un periodo di 20-30 minuti. La durata dell'esercizio viene aumentata progressivamente partendo solitamente da 10 minuti. In questa fase è importante prescrivere correttamente l'intensità dell'esercizio fisico.

Viene ritenuta ottimale quando si raggiunge un valore compreso tra 60 e 80% del consumo massimale di ossigeno (ovvero 80% circa della frequenza cardiaca massima raggiunta al test ergometria).

Il miglioramento delle condizioni di allenamento può essere controllato con test ergometrico a distanza dì 4 mesi dall'inizio del programma di riabilitazione.

In caso di complicanze durante la fase 3, l'allenamento viene interrotto e vengono presi i provvedimenti del caso.

Attività fisica e riabilitazione:

Gli effetti dell'allenamento sul sistema cardiovascolare sono sia di tipo diretto sia indiretto. In termini clinici, la condizione d'allenamento per qualsiasi età, è caratterizzata da una frequenza cardiaca più bassa a riposo e da un aumentata capacità allo sforzo.

Tra gli effetti indiretti dell'esercizio fisico è ormai ampiamente documentata la riduzione dei grassi contenuti nel sangue, in particolare del colesterolo totale e dei trigliceridi, cui si associa un'aumento della frazione HDL (buona) del colesterolo.

È stato inoltre dimostrato, tramite esperimenti, che rallenamcnto fisico ha un effetto protettivo antiaritmico in quanto rallenta il battito cardiaco. In termini pratici l'effetto dell'alicnamento, nel ridurre il battito cardiaco, è simile all'azione di alcuni farmaci comunemente impiegati nei pazienti cardiopatici.

Alcuni studi sperimentali hanno evidenziato un aumento delle dimensioni coronariche e la crescita delle piccole arterie cardiache in relazione allo stato di allenamento raggiunto. Tali dati, sebbene difficilmente dimostrabili nell'uomo, sembrano confermati dai miglioramenti del flusso sanguigno al cuore riscontrabili mediante particolari indagini.

Indiscusso e convalidato da numerosi dati clinici, è il ruolo dell'esercizio fisico nel miglioramento della forza con cui il cuore riesce a contrarsi.

Infine, l'esercizio svolge un ruolo sicuramente positivo dal punto di vista psicologico e sociale, poiché favorisce il reinserimento del malato nell'ambiente lavorativo affettivo accrescendo la sicurezza personale e diminuendo consensualmente l'incidenza di fenomeni depressivi, secondari alla considerazione di ritenersi malato o inabile.

Recentemente la riabilitazione è stata estesa a pazienti con insufficienza cardiaca cronica. Questo nuovo aspetto della riabilitazione è in netto contrasto con quanto praticato nel passato. Contrariamente a quanto precedentemente sostenuto, l'attività fisica non solo è ben tollerata ma determina favorevoli miglioramenti anche nei soggetti con insufficienza cardiaca. Sebbene gli esatti meccanismi responsabili di tali adattamenti non sono noti con esattezza, è opinione corrente che tali benefici sono da imputarsi a meccanismi complessi che interessano vari organi ed apparati.

Da tali premesse emerge pertanto l'effettiva necessità di dotare ogni struttura cardiologica moderna della possibilità di eseguire validi programmi riabilitativi, a completamento e supporto della terapia medica e/o chirurgica tradizionale.

Aspetti generali della riabilitazione del paziente cardiopatico:

Nonostante l'esercizio fisico sia il punto cardine della riabilitazione del paziente cardiopatico, alcune misure di carattere generale, atte a modificare i fattori di rischio, devono essere considerate e ove necessario applicate.

Supporto psicologico

L'importanza del supporto psicologico nella riabilitazione è ben noto, ed è in parte legato al ruolo rivestito dall'organo cuore nella considerazione popolare. Il supporto psicologico può essere esercitato a vari livelli.

Si possono raggiungere buoni risultati anche grazie alla rassicurazione prodotta dalla periodicità dei controlli e, dall'instaurarsi di un rapporto colloquiale di fiducia con il personale addetto alla riabilitazione.

In alcuni soggetti può instaurarsi un quadro di depressione riconoscibile da numerosi segni;

  1. Problemi del sonno, il sonno è tormentato.
  2. roblemi d'appetito.
  3. Stanchezza. Tensione, irritabilità, oppure svogliatezza.
  4. Perdita d'attenzione, difficoltà nel concentrarsi.
  5. Sensazione di indegno o inadeguatezza nelle mansioni quotidiane.
  6. Disperazione. Trascuratezza, non prendersi cura del proprio aspetto o dell'igiene.

Consigli: all'insorgenza di qualcuno dei seguenti sintomi parlarne con il proprio medico che potrà decidere di conseguenza.

Stress

Qualsiasi tipo di emozione, specialmente se improvvisa può provocare angina. Il nostro corpo, infatti, in questi frangenti, produce una sostanza "l'adrenalina" la quale aumenta la frequenza e la forza di contrazione del cuore. Per far ciò il cuore consuma più ossigeno ed energia. In presenza di coronarie ostruite, l'apporto di sangue e ossigeno può essere insufficiente e pertanto insorge una sofferenza al cuore, che può' manifestarsi come dolore.

Consigli: riconoscere ed evitare quelle situazioni in grado di provocare emozioni intense, ma soprattutto cambiare il proprio atteggiamento psicologico nei confronti dei problemi quotidiani.

Smettere di fumare

Nel paziente coronaropatico il fumo è notoriamente associato ad un aumentato numero di riacutizzazioni della malattia e ad un rischio maggiore di morte. I pazienti che hanno smesso di fumare dopo un infarto del miocardio, beneficiano di un ridotto rischio di re-infarto e di morte improvvisa, rispetto a coloro che continuano a fumare. Infatti, la nicotina, i residui catramosi e l'ossido di carbonio presenti nelle sigarette favoriscono l'atcrosclerosi.

Aumentano la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa e quindi il lavoro del cuore. Pertanto tutti i programmi di riabilitazione dovrebbero trasmettere un forte messaggio negativo sull'abitudine del fumo.

Aiutare i pazienti, nella fase iniziale della disassuefazione da fumo, avviandoli ad un programma intensivo di divezzamento che preveda anche un supporto farmacologico qualora si reputi necessario.

Attività sessuale

La maggior parte delle persone cardiopatiche riprendono l'attività sessuale come prima. In alcuni pazienti, questa, può essere in grado di scatenare un attacco di angina. Tal evenienza può essere fronteggiata assumendo prima del rapporto una compressa di trinitrina. Nei soggetti in trattamento con nitroderivati, l'uso di composti quale il SildenafiI (Viagra®) è controindicato per la possibile insorgenza di ipotensione anche grave.

Ipertensione Arteriosa

L'ipertensione arteriosa e un fattore di rischio indipendente poiché determina danni alle pareti delle arterie. Quando è associata ad un aumento di colesterolo e trigliccridi può dare inizio o aggravare le placche atcrosclerotiche.

Consigli: diminuire la pressione con dieta adeguata (iposodica) e quando necessario con l'utilizzo di farmaci appropriati.

Suggerimenti nutrizionali: il mantenimento del peso forma, riduce la ricorrenza di ricadute, rallentando la progressione della malattia coronarica. Una dieta adeguata influenza favorevolmente il decorso della cardiopatia ischemica riducendo i grassi nel sangue.

Alcuni modi semplici per ridurre i grassi saturi nella tua dieta giornaliera:

  • Usa latte scremalo nel tè, nel caffè o sui cereali.
  • Preferisci l'olio d'oliva e la margarina al burro.
  • Elimina tutto il grasso visibile sulla carne, prima di mangiarla.
  • Cucinare la carne sulla griglia invece di friggerla.
  • Per frigge re i cibi, usare oli vegetali es. l'olio di semi di girasole.

Riabilitazione Cardio vascolare:

Attualmente la scelta di sottoporre un paziente ad un programma di riabilitazione cardiologica avviene per diversi motivi.

Infatti, le indicazioni non riguardano più esclusivamente i pazienti con recente infarto del miocardio, ma comprendono una miscela di patologie cardiache e circolatorie.

Indicazioni alla riabilitazione

  1. Cardiopatia ischemica: esiti d'infarto miocardio acuto, angina stabile da sforzo, esiti d'intervento di rivascolarizzazione miocardica;
  2. Cardiopatie valvolari selezionate;
  3. Alcune cardiopatie congenite;
  4. Insufficienza cardiaca cronica (fino alla classe NYHA II);
  5. Ipertensione arteriosa;
  6. Trapianto cardiaco;
  7. Obesità;
  8. Claudicatio intermittens.

Con il progressivo allargamento delle indicazioni e con il progredire delle conoscenze, si sono evidenziate alcune condizioni che controindicano l'attività fisica.

Tali controindicazioni possono essere suddivise in assolute e relative.

Controindicazioni assolute:

  1. Angina instabile compresa l'angina precoce post Infartuale.
  2. Insufficienza cardiaca grave.
  3. Miocarditi.
  4. Embolia polmonare recidivante.
  5. Aneurisma aortico.
  6. Tromboflebite.
  7. Aritmie ipercinetiche gravi.
  8. Blocco atrioventricolare di grado II e III.
  9. Stenosi aortica grave.
  10. Febbre.
  11. Malattie sistemiche.
  12. Ipertensione arteriosa non controllata con PAD>120, mmHg e/o PAS >200 mmHg.
  13. Risposta pressoria inadeguata della PA durante lo sforzo con sintomi.

Controindicazioni relative:

  1. Stenosi aortica moderata.
  2. Pericardite post pericardiotomica.
  3. Malattia neuromuscolare o osteoarticolare.
  4. Diabete non controllato.
  5. Tachicardia a riposo >120 bpm.

Particolare attenzione va riservata ai pazienti portatori di pacemaker (in particolare di tipo VVI), a quelli con che presentano aritmie controllate, sindromi da preeccitazione cardiaca (sindrome di WPW), alterazioni elettrolitiche, malattie polmonari, prolasso mitralico, insufficienza epatica e renale.

Complicanze della riabilitazione:

La bassa incidenza di complicanze rende accettabili i rischi connessi ai protocolli di riabilitazione. Tenuto conto che i vari programmi dovrebbero essere svolti in adeguate strutture ospedaliere e da personale qualificato, la possibilità di un trattamento immediato delle eventuali complicanze riduce ulteriormente i rischi.

È importante sottolineare che in linea di massima le complicanze di tipo cardiovascolare sono da imputare ad errate indicazioni o ad inadeguata prescrizione dell'esercizio fisico. Tali complicazioni possono insorgere sia durante l'attività fisica sia al termine della stessa.

L'esecuzione di un test ergometrico o preferibilmente ergospirometrico ove indicato, nella fase preliminare, consente un'adeguata valutazione del paziente ed un più preciso inquadramento del grado di lavoro che può essere svolto.

Le maggiori complicanze descritte sono:

  1. Aritmie ipcrcinetiche ventricolari.
  2. Blocchi atrioventricolare di vario g
  3. Morte improvvisa.
  4. Angina pectoris.
  5. Insufficienza cardiaca acuta.
  6. Sincope vasovagale.
  7. Ipertensione arteriosa.
  8. Re-infarto.

Riabilitazione del paziente con insufficienza cardiaca cronica:

L'estensione dei programmi di riabilitazione, ai pazienti affetti da insufficienza cardiaca, è relativamente recente. Per anni, si è, infatti, supposto, che in tali pazienti l'esercizio fisico fosse in grado di determinare unicamente un deterioramento del cuore e una riacutizzazione della sintomatologia.

Successive osservazioni seguite da studi più approfonditi hanno documentato favorevoli effetti cardiocircolatori indotti dall'esercizio fisico. Le ragioni di tali miglioramenti non sono completamente chiarite, come non del tutto semplici e lineari appaiono le varie alterazioni che caratterizzano lo stato di insufficienza cardiaca.

Le attuali conoscenze portano a considerare l'insufficienza cardiaca, non come una malattia in se, ma, come un insieme di meccanismi d'adattamento che l'organismo mette in pratica conseguentemente ad un determinato danno al cuore, indipendentemente dalle cause che l'hanno determinato.

In alcuni casi la malattia cardiaca peggiora progressivamente, e il peggioramento si manifesta in maniera più evidente quando l'organismo viene sottoposto a uno sforzo fisico. Poiché, già in condizioni di riposo, il cuore è affaticato, la riduzione delle risorse cardiache (quantità di sangue che porta energia al cuore) rendono l'organo incapace di aumentare adeguatamente le sue prestazioni durante lo sforzo. La ragione di ciò è riconducibile a più fattori.

Fondamentalmente già in condizioni di riposo il cuore "insufficiente" lavora utilizzando in maniera più o meno completa tutta la sua forza contrattile, e non può quindi averne altra di riserva da utilizzare durante lo sforzo. In relazione a tale ridotta capacità, si ha una diminuzione del trasporto d'ossigeno ai tessuti e un calo della pressione arteriosa. Questi fenomeni provocano una riduzione del flusso di sangue ai muscoli e alla cute a favore degli altri organi.

Profonde alterazioni avvengono anche a livello polmonare in cui è presente invece un aumento di grado variabile della pressione. Risultato finale di tali meccanismi è la diminuzione del trasporto d'ossigeno ai tessuti. Nei soggetti con insufficienza cardiaca il livello di compromissione dell'organismo può essere quantificato mediante test ergospirometrici.

Nonostante le attuali conoscenza indichino, che l'utilizzo dell'esercizio fisico nell'insufficienza cardiaca sia un argomento di ricerca aperto a futuri sviluppi, i dati pratici attualmente disponibili hanno permesso lo sviluppo di metodologie di studio che hanno implicazioni pratiche importanti per il benessere del soggetto.

Conclusioni:

La riabilitazione del paziente affetto da cardiopatia ischemica è una pratica oramai consolidata, sicura e di indubbio beneficio. Nei pazienti con insufficienza cardiaca l'esercizio fisico riduce la sintomatologia, modifica il quadro cardiocircolatorio e ventilatorio. Seppur con protocolli meno intensi, tali risultati rendono raccomandabile la pratica della riabilitazione anche in questi pazienti.

La stadiazione del grado di compromissione eseguibile con una semplice prova ergospirometrica preliminare, consente un preciso inquadramento diagnostico ed una preliminare stratificazione del rischio.

Un moderato esercizio fisico della durata di 60-120 minuti da distribuirsi in più giorni della settimana, appare più che sufficiente a garantire un miglioramento in termini clinici e conseguentemente anche prognostici, anche nei pazienti con insufficienza cardiaca di grado moderato-severo.

Come avviene in pratica la riabilitazione dei pazienti?

Verranno indirizzati al programma di riabilitazione:

  • Pazienti inviati dal medico di base dopo una valutazione clinica ematochimica e radiologica preliminare che dimostri: uno stato di scompenso cronicizzato da almeno tre mesi (classi NYHA I-III) e in assenza di controindicazioni in atto.
  • Pazienti degenti nelle divisioni di Medicina, Geriatria, e Cardiologia per episodio di scompenso dopo adeguata stabilizzazione terapeutica.

Metodologia:

  • Registrazione dei dati dei pazienti su scheda di accesso contenente notizie anamnestiche dettagliate.
  • Individuazione di una eziologia ischemica o concomitante cardiopatia.
  • Esecuzione di e.c.g. standard.
  • Ecocardiogramma* mono-bidimensionale di base o con stimolo farmacologico.
  • Holter 24 ore* con eventuale analisi RR e studio dei potenziali tardivi.
  • Test ergometrico o ergospirometrico ove possibile in base alle condizioni cliniche.

I sopraindicati test serviranno ad identificare tre sottogruppi di pazienti:

Gruppo 1 Soggetti che necessitano di ulteriore iter diagnostico e terapeutico invasivo (rivascolarizzazione*, by pass*, ecc..)

Gruppo 2 Soggetti che necessitano di follow-up ravvicinati, o di terapie endovenose intermittenti/continuative, o terapie orali di particolare impegno (beta-bloccanti, antiaritmici, ecc.), creando una collaborazione tra specialista e medici del territorio (con prestazioni sia ambulatoriali sia in regime di Day-Hospital*.

Gruppo 3 Soggetti idonei alla terapia riabilitativa.

Modalità e tempistica:

Per i pazienti del primo gruppo, è prevista una collaborazione con i centri dotati di cardiochirurgia, allo scopo di ridurre la necessità di accertamenti preoperatori (il follow-up), postoperatori, che dopo la dimissione, in base ad accordi periodici programmati.

Per i pazienti del secondo gruppo è previsto un controllo periodico in regime ambulatoriale.

Per i pazienti meno impegnativi, associato ad incontri con i medici di medicina generale a scopo d'aggiornamento e rivalutazione della condotta terapeutica diagnostica e riabilitativa sulla base delle più recenti acquisizioni.

I pazienti del terzo gruppo con indicazione alla riabilitazione verranno inseriti in programmi da attuarsi inizialmente in ambiente ospedaliero, e successivamente a domicilio.

Essi verranno inseriti in piccoli gruppi di cinque persone con un programma di riabilitazione di durata complessiva pari a 45 giorni con tre accessi settimanali di 60-90 minuti.

Durante tali sedute i pazienti svolgeranno:

  • esercizi di graduale impegno cardiovascolare
  • sedute di fisioterapia volte al recupero muscolare, articolare e respiratorio
  • sedute d'educazione sanitaria, nutrizionale, psicologica.

Al termine del periodo previsto verrà rifatta una valutazione Ecocardiografica, Holter 24 ore ed ergospirometrica. Il paziente sarà affidato alle strutture del territorio con un programma di mantenimento e di monitoraggio cardiologico.

Sia l'inserimento del paziente nel programma riabilitativo ospedaliero che i controlli successivi, vengono concordati con il medico di base, adottando criteri che emergono sia dai dati noti in letteratura, che dall'esperienza, gradualmente maturata.

Terminologia tecnica di riferimento:

Aerobici: in presenza d'aria. Anamnestiche: storia del paziente. Antiaritmico: farmaco utilizzato per controllare le irregolarità del battito cardiaco.

Arteriosclerosi: comunemente chiamata indurimento delle arterie, questo termine generico indica, ispessimento, indurimento e perdita di elasticità delle pareti delle arterie.

Aterosclerosi: è un tipo di arteriosclerosi in cui le pareti interne di un'arteria vengono rivestite da depositi spessi e regolari di una sostanza grassa. Questi depositi riducono il diametro interno del vaso sanguigno, limitando il flusso del sangue.

By pass: intervento chirurgico mediante il quale viene convogliato sangue a valle dell'oclusione arteriosa tramite l'impianto di arteria o vena del paziente.

Coronarogiafia: esame che permette di studiare la circolazione del sangue sanguigno nelle coronarie iniettando una sostanza visibile ai raggi X.

Day Hospital: modalità di ricovero solo diurno.

Ecocardiogramma: è un ecografia, permette di vedere il cuore e i suoi movimenti.

Ematochimici: esami del sangue.

Ergometrico: Esame atto a misurare la presenza di una malattia coronarica o di aritmie o deficit di forza del cuore mediante uno sforzo fisico condotto aumentando progresivamente il carico di lavoro.

Ergospirometrico: Esame atto a misurare lo sforzo fisico, la potenza e gli scambi respiratori Eziologia: causa di una malattia.

Fibroso: Che possiede, che è formato da, fibre.Filamentoso, legnoso.

Follow - up: controlli ed esami programmati.

Holter 24 ore: elettrocardiogramma per 24 ore.

Lume: l'interno di un organo cavo, es: vene, arterie.

Monitoraggio: osservazione intensiva.

Oli saturi: grasso, solitamente di origine animale, tende ad aumentare il livello di colesterolo nel sangue. Oli polinsaturi: grasso, solitamente di origine vegetale con proprietà di abbassare il livello di colesterolo nel sangue.

Pacemaker: congegno elettronico, che invia stimoli elettrici al cuore.

Polso: dilatazione ritmica dei vasi sanguigni rilevabile in determinate zone del corpo.

Riacutizzazioni: ripresentarsi/aggravarsi.

Rivascolarizzazione: ripristinare il flusso sanguigno in un Organo (es. Cuore).

Scintigrafia: esame diagnostico che fornisce una mappa del tessuto funzionante di un organo (es. Cuore).

Stadiazione: fase o grado di una malattia.

N.B. Il presente testo è frutto del documento reso disponibile dall'Ulss altovicentino in collaborazione con l'unità operativa di cardiologia diretta dal Primario Dott. Bortolo Martini con la collaborazione di Sergio Cannas e Denis Sabbadini.

Problemi cardiovascolari (informazioni su tutte le patologie cardiovascolari)

Malattie

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