Propoli

Perchè si chiama propoli e cosa significa? Propoli è la parola che indica questo straordinario prodotto dell’alveare, viene usata sia al femminile ("la propoli") che al maschile ("il propoli"), derivando la prima dizione da due parole latine, "pro" che significa "per" e "polis" che deriva dal verbo "polire", con significato di "verniciare, levigare, lucidare", mentre la seconda dizione al maschile deriva dall’unione di due parole greche, "pro" che vuol dire "davanti" e "polis" che significa "città".

Propoli

Propoli

La propoli

Ambedue le interpretazioni sono corrette, anche se ciascuna indica una sola parte dell’impiego che le api fanno di questa sostanza. Nella prima, infatti, si indica l’uso che ne fanno le api per disinfettare le varie parti dell’arnia, in particolare le cellette dove l’ape regina deporrà le uova, mentre nella seconda si indica l’utilizzazione della sostanza per sigillare gli interstizi e, soprattutto, l’apertura d’ingresso all’alveare, a difesa contro invasioni dall’esterno ed a protezione contro le intemperie.

A cosa serve e cosa è la propoli?

La definizione che ne danno i vari dizionari privilegia l’una o l’altra origine del termine, come si può vedere, anche se la descrizione più completa, che comprende entrambe, è quella offerta dal Vocabolario Treccani:

  • "Sostanza resinosa e vischiosa che le api prelevano da gemme e cortecce di vari alberi per rivestire e proteggere l’alveare; si usa in farmacia e cosmetica." (dal Grande Dizionario Garzanti, ed. 2010).
  • "Materia resinosa e odorosa che ricopre le gemme e le foglie di alcune piante, usata dalle api per chiudere ogni fessura dell’alveare prima di costruire i favi con la cera." (dal Grande VocabolarioGabrielli,ed.2008).
  • "Sostanza gommo-resinosa prodotta da alcuni alberi, come i pioppi, che le api impiegano come mastice nella fabbricazione dei favi e per rivestire le pareti delle celle; si usa in cosmesi edietologia." (dal Vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli, dodicesima edizione, 1995).
  • "Sostanza scura e resinosa, prodotta dalle gemme di diversi alberi e rielaborata dalle api per chiudere le fessure degli alveari, che trova impiego in farmacologia e cosmetica." (Dal Dizionario Italiano De Mauro, ed. 2000).
  • "Sostanza resinosa, bruna, prodotta dalle gemme degli alberi, che le api rielaborano e adoperano per chiudere fori e interstizi dell’arnia, per attaccare i favi e verniciarli, e per renderli immuni da attacchi di batteri e funghi. Già nota agli Egizi, che la utilizzavano nell’imbalsamazione, e ai Greci che l’adoperavano per accelerare la cicatrizzazione delle ferite, è anche oggi impiegata in preparazioni farmaceutiche e cosmetiche, per lo più come componente di creme, ma in bassa proporzione perché può dar luogo a casi di sensibilizzazione (dermatite da propoli)." (da IlVocabolario Treccani, Vol. IV, II edizione, 1997).

La propoli e gli egizi

Dunque gli Egizi conoscevano le proprietà della propoli e ne avevano evidenziato gli usi più appropriati, adoperandola nell’arte di imbalsamare i cadaveri dei Faraoni, ottenendo peraltro gli ottimi risultati di cui abbiamo prova evidente in tutti i musei d’arte egizia. I Greci la utilizzavano per accelerare la cicatrizzazione di piaghe e ferite. Altre testimonianze ci sono lasciate da Virgilio, da Plinio e Dioscoride, da Galeno e Avicenna, che nel suo "Canone della scienzamedica" ne raccomanda l’uso come ottimo rimedio contro le ferite da frecce.

La tradizione popolare georgiana riporta che fin dal Medio Evo la propoli veniva usata per frizionare l’ombelico dei neonati, allo scopo di prevenire infezioni e per una più veloce cicatrizzazione, oltre a utilizzarla anche per curare la carie dentaria, l’infiammazione del cavo orale, le infiammazioni respiratorie, emorroidi, piaghe da ustioni e da decubito, vesciche, calli, punture di insetti, foruncolosi, eczemi, tagli e ferite di ogni genere.

La popolarità di questo prodotto delle api aumenta durante la guerra che contrappose i Boeri agli Inglesi in Sudafrica(1899-1902), quando la propoli venne largamente utilizzata come unico rimedio disponibile nella cura delle piaghe ai feriti. Al tempo non c’erano ancora gli antibiotici e l’uso della propoli, posta direttamente sulle ferite, salvò molte vite alla morte per infezione.

Che dire infine di quanto ci riporta la tradizione,come ultimo aneddoto, secondo cui gli strumenti ad arco fabbricati da Antonio Stradivari, liutaio in Cremona che nella prima metà del ‘700 realizzòi migliori violini in assoluto, debbano le loro meravigliose prerogative di potenza e corposità del suono, soprattutto nell’eseguire i pianissimo, grazie alla propoli delle api della zona di Cremona, impiegata dal grande artigiano per preparare una vernice protettiva speciale per i suoi violini.

Le api e la propoli

L’ape che ci interessa, l’ape domestica, appartiene al ramodegli artropodi (invertebrati) ed alla classe degli insetti (piccolo animale invertebrato articolato, a sei zampe, dotato di ali, che respiratramite trachee eche è soggetto a metamorfosi); fa parte dell’ordine degli imenotteri ed appartiene alla famiglia degli apidi, che comprende anche vespe e calabroni.

L’ape domestica vive in colonie, costituite da 1 regina (detta anche ape madre) + circa 60.000 operaie + circa 2.000 maschi (fuchi), e sopravvive all’inverno costituendosi riserve di cibo. L’ordinamento sociale di una colonia predispone, per ciascun individuo che la compone, regole precise, che vietano l’anarchia, regole che si concretizzano in un comportamento totalmente prestabilito secondo leggi non scritte, che assegnano a ciascun componente della colonia, in base all’età, un compito temporaneo ma definito e complementare a quelli degli altri componenti la famiglia, in un’organizzazione perfetta che permette lo svolgersi della vita quotidiana in efficiente armonia.

Probabilmente questa stupefacente organizzazione deriva dal retaggio di una "sapienza" che la natura ha dato loro per la sopravvivenza della comunità, essa si basa su di una regola semplice ed allo stesso tempo ferrea: l’ape come singolo componente della famiglia è soltanto la cellula di un "organismo" complesso, e in quanto cellula ha il compito di svolgere i lavori che le sono via via assegnati in base all’età.

Karl Rittervon Frisch, insignito del premio Nobel in Fisiologia e Medicina nel 1973 per i suoi studi sui sensi delle api, per averne identificato i meccanismi di comunicazione e percezione sensoriale, ci ha lasciato a tal proposito questa sua riflessione:

"Quando gli insetti sociali eseguono un compito collettivo, coordinano i loro atti in modo tale che l’opera realizzata è coerente e si ripete, identica, in tutte le società che appartengono alla medesima specie. L’atto di un individuo determina una risposta nell’altro e così di seguito. I loro comportamenti sono ereditari, complessi e precisi."

In età giovane l’ape assolverà i compiti più semplici, come la pulizia all’interno dell’alveare, la nutrizione delle larve, la difesa dell’alveare, mentre in età più adulta dovrà occuparsi del lavoro più complesso, come la raccolta di nettare, polline, acqua e, le più esperte, vale a dire le più anziane tra le anziane, la raccolta della propoli.

Provenienza e raccolta della propoli

Per lungo tempo l’origine della propoli è stata misconosciuta. All’apicoltore non interessava conoscerne la provenienza, anzi la vedeva come una cosa fastidiosa che gli ostacolava il prelievo dei telaini dall’alveare. Solo dagli anni più recenti in Occidente l’uso della propoli è conosciuto e sta acquistando sempre più popolarità, mentre nei paesi dell’Est, a partire dai paesi dell’ex Jugoslavia alla Romania, Ungheria e Russia la sua utilizzazione in medicina risale alla notte dei tempi, e se ne trova traccia anche nella medicina orientale, medio-orientale e presso gli Incas.

E’ impossibile catalogare tutte le piante che le api visitano per raccogliere la propoli, esse variano da zona a zona, secondo il clima, ma le piante visitate allo scopo sono quelle che producono tutte quelle sostanze resinose, gommose e balsamiche, che vengono raccolte, trasportate e trasformate, per poi utilizzarle nell’alveare, a beneficio dell’intera comunità.

Le piante più comuni nel nostro territorio, fonte principale per la raccolta delle sostanze che comporranno la propoli sono:

  • l’abete,
  • il pino,
  • l’abete rosso,
  • il pioppo,
  • la betulla,
  • l’ontano,
  • l’olmo,
  • il salice,
  • il prugno,
  • il castagno,
  • la quercia,
  • l’ippocastano e il frassino.

La raccolta della resina per trasformarla in propoli avviene in due periodi dell’anno: all’inizio della primavera e con la fine dell’estate, sempre nelle ore più calde della giornata, quando le sostanze raccolte sono più facilmente malleabili. Viene logico pensare che quanto raccolto in primavera avrà caratteristiche diverse rispetto alle sostanze raccolte a fine stagione.

A primavera infatti, con il risveglio della vegetazione la pianta produrrà resine che stimolano lo sboccio delle gemme e la crescita di foglie e fiori, mentre, al contrario, alla fine della stagione le sostanze resinose avranno altre caratteristiche, il cui scopo sarà principalmente quello di proteggere le nuove gemme appena abbozzate dai rigori dell’inverno, in attesa della nuova stagione.

La propoli in agricoltura

Al riguardo, il prof. Luciano Pecchiai, punto di riferimento scientifico della Medicina Naturale, fondatore nel 1960 del Centro di Eubiotica Umana di Milano, Ricercatore del CNR presso l’Istituto di Medicina Patologica dell’Università di Milano, già Primario Patologo dell’Ospedale dei Bambini di Milano fin dal 1959, ha dato grande impulso alla valorizzazione della propoli per la rinascita di una "agricoltura naturale", quella che oggi tutti conosciamo come agricoltura "biologica".

E’ stato il prof. Pecchiai ad introdurre l’uso della propoli come fattore di difesa delle piante, e grazie alle sue ricerche la propoli è stata successivamente riqualificata per l’impiego sull’uomo come medicina naturale, come già si faceva prima dell’era industriale.

La sua felice intuizione gli suggerì che se le piante secernono particolari sostanze resinose come autodifesa contro parassiti e malattie causate da avversità atmosferiche, le stesse sostanze presenti nella propoli, che le api hanno elaborato, possono venire "restituite" alle piante nei momenti di difficoltà, quando sono attaccate da malattie e parassiti, che usualmente richiedono trattamenti con pesticidi e prodotti chimici. I risultati delle sue ricerche furono positivi, dimostrando che con l’uso di propoli opportunamente diluita in dosi sempre più "affinate", grazie al lungo lavoro di ricerca e sperimentazione, si potevano guarire le piante "malate" senza l’uso dipesticidi, ma semplicemente irrorandole con la soluzione predisposta a base di propoli.

Nel corso dei suoi esperimenti, usando una soluzione di propoli primaverile, e "ingannando" così la pianta, ottenne la fioritura del pesco in pieno inverno sotto la neve. Miracolo! Avrebbe potuto esclamare l’occasionale testimone del fenomeno: niente di tutto ciò, soltanto la dimostrazione delle potenzialità ancora in gran parte sconosciute che la propoli ci mette a disposizione grazie alle piante ed alle api, per una medicina naturale.

Questa è la propoli!

Cenni storici ed informativi sulla propoli.