Il reflusso gastroesofageo è una malattia chiamata anche MRGE, la quale comporta la fuoriuscita di succhi gastrici dallo stomaco all'esofago.
I sintomi più evidenti di questa patologia sono:
- bruciore di stomaco dopo aver assunto cibo;
- avvertire un brutto sapore in bocca causato dall'acido dello stomaco che arriva su fino alla bocca;
- problemi nella deglutizione definita disfagia.
Questi sintomi, a seconda della gravità del problema, possono essere lievi oppure gravi.
Problematiche legate al reflusso gastroesofageo:
Uno dei problemi legate alla malattia da reflusso gastroesofageo ( MRGE ) è dato dal cattivo funzionamento di un importante muscolo chiamato sfintere esofageo inferiore.
Questo muscolo agisce come una valvola: si apre in concomitanza dell'introduzione di cibo nell'organismo e si chiude impedendo la fuoriuscita dei succhi gastrici della digestione.
Nel caso specifico della MRGE questa valvola non si chiude bene.
Il reflusso gastroesofageo è una patologia molto diffusa soprattutto fra le donne anche se uomini e bambini non sono esenti e le cause più frequenti sono:
- essere in sovrappeso;
- avere una patologia conosciuta come gastroparesi che prevede la permanenza del cibo nello stomaco più del tempo necessario, con conseguente sovrapproduzione di acidi;
- essere in stato interessante: gli ormoni in subbuglio possono portare ad un rilassamento del muscolo dello sfintere esofageo inferiore;
- avere un ernia iatale;
- stress;
- dieta ricca di grassi.
Prospettive di guarigione dal reflusso gastroesofageo
Le prospettive di guarire dalla MRGE sono notevoli, anche perché esistono in commercio tutta una serie di farmaci ad hoc e le persone ottengono risultati molto apprezzabili.
Se da una parte ci sono persone che rispondono alla cura senza bisogno di ripeterla, altre persone invece vedono la ricomparsa di quelle sgradevoli sensazioni dopo circa un anno aver terminato la cura.
In questi casi il periodo di assunzione farmacologica è superiore perché si devono controllare i sintomi classici come:
- ulcere che interessano la mucosa dell'esofago;
- esofago sanguinante;
- gengiviti, alitosi e problematiche dentarie.
Come detto poco prima i sintomi più frequenti dell' MRGE sono:
- bruciore di stomaco;
- acidità in gola e bocca;
- difficoltà nel deglutire.
Bruciore di stomaco
È la sensazione che si avverte dopo mangiato, proprio sotto lo sterno, soprattutto se si è in posizione supina oppure sdraiata.
Acidità
Sensazione di gusto acidulo in gola ed in bocca.
Disfagia
Si verifica nelle persone affette da MRGE: l'acidità dello stomaco porta ad una lesione esofagea che determina un restringimento dell'esofago.
Nel momento in cui avviene questo, la deglutizione di cibo diventa complicata.
Sintomi meno diffusi della MRGE
Ci sono alcuni problemi legati al reflusso gastroesofageo che non sono molto diffusi:
- dolore mentre si ingerisce cibo;
- nausea;
- forte tosse;
- carie;
- infiammazione della laringe con conseguente raucedine.
Se un paziente oltre alla MRGE è anche asmatico, può vedere peggiorare la sua patologia respiratoria in quando i succhi gastrici potrebbero tranquillamente provocare irritazione alle vie respiratorie.
Farmaci utilizzati per il reflusso gastroesofageo:
È stato riscontrato che l'assunzione di farmaci per curare lo sfintere esofageo inferiore, possono portare a sviluppare la MRGE.
Tra questi farmaci si evidenziano:
- anticolinergici, utilizzati per le patologie respiratorie, dell'apparato digerente, del sistema nervoso e le infezioni;
- antagonisti del calcio, utilizzati per la cura della pressione alta;
- teofillina, utilizzato per curare patologie respiratorie gravi come la malattia polmonare cronica ostruttiva;
- benzodiazepine, utilizzato per gli stati di ansia;
- nitrati, utilizzato per curare l'angina.
Sarà compito del medico di famiglia, stabilire se si tratta effettivamente di MRGE e prescrivere la cura appropriata.
Esami più approfonditi saranno richiesti in presenza di difficoltà nella deglutizione e quando malgrado la cura, non si vedono dei miglioramenti.
Questi esami in più servono per stabilire la causa del problema e scongiurare la presenza di malattie gravi come il cancro esofageo.
Endoscopia
È uno degli esami più utilizzati per controllare la parete esofagea, e scongiurare la presenza di lesioni o ulcere oppure di cancro.
Viene inserito un tubo sottile in bocca e poi in gola, dotato di una luce e piccola videocamera.
Le immagini dell'esofago vengono visualizzate ed analizzate dal medico su un display.
È un esame leggermente fastidioso e spesso viene somministrato un blando sedativo.
Manometria
Se con l'endoscopia non si arriva ad una diagnosi si fa ricorso ad un altro esame che prende il nome di manometria che ha lo scopo di verificare se lo sfintere esofageo inferiore funziona correttamente e che abbia una buona muscolatura.
Una narice viene anestetizzata per consentire inserimento del tubicino, che valuterà come il muscolo si comporta una volta introdotto del cibo.
Ha luna durata che va dai 20 ai 30 minuti, indolore anche se si possono presentare dei piccoli effetti collaterali come sangue dal naso e mal di gola, che spariranno una volta terminato l'esame.
Questo esame è importante anche perché può rivelare patologie meno comuni come l'acalasia che è un raro disturbo della nutrizione.
Controllo del ph per 24 ore
Se la manometria non rivela disfunzioni a carico del muscolo dello sfintere esofageo, si può far eseguire quello che viene chiamato monitoraggio del ph nelle 24 ore.
Il ph in chimica ha un significato ben preciso ed indica quanto una soluzione sia acida.
Ad un livello basso di ph corrisponde una soluzione acida.
Per eseguire questo esame il paziente non dovrà assumere nessun tipo di farmaco per almeno una settimana, per paura di risultati alterati.
Questo esame dovrà valutare il livello di ph nelle zone intorno all'esofago.
Un piccolo sondino verrà inserito dal naso per poi raggiungere l'esofago, che rimarrà lì per 24 ore.
Si può accusare un leggero fastidio ma nessun dolore.
Questo sondino è collegato ad una sorta di piccolo registratore che è fissato al polso e che verrà azionato dal paziente ogni qual volta avverte l'arrivo dei sintomi.
Verrà poi compilato dal paziente una sorta di diario alimentare, con indicati non solo gli alimenti introdotti ma anche le quantità unitamente ai sintomi che seguono.
Una volta trascorse le 24 ore, al paziente viene tolto il sondino e fatta la diagnosi sulla base anche sei risultati registrati.
Se poi a seguito di introduzione di cibo, si avverte un improvviso aumento di ph, ciò vuol dire che può essere fatta la diagnosi di MRGE.
Oltre ad evitare il tabacco, cercare di dimagrire, ci sono altri fattori da considerare ed eliminare:
- cibi troppo piccanti, pomodori e la cioccolata;
- mangiare poco e spesso ed evitare di andare a nanna non prima che siano passate dalle 3 alle 4 ore dopo aver cenato o pranzato;
- sollevare il materasso, mettendo sotto del legno dalla parte della testa: un cuscino potrebbe creare pressione sullo stomaco e sarebbe da evitare.
Farmaci che possono essere assunti.
Evitare sempre e comunque la medicina fai da te.
Per questo tipo di problemi il ricorso ad antiacidi è sempre da preferire anche se bisogna far presente che non possono essere assunti insieme ad altri farmaci.
La loro azione è molto forte e potrebbe annullare l'efficacia degli altri farmaci.
Un altro tipo di farmaco che può essere utilizzato sono gli alginati. Una volta introdotti nell'organismo creano un rivestimento sia per lo stomaco che per l'esofago.
Un altro tipo di farmaco, è chiamato tecnicamente inibitore della pompa protonica ( PPI ), ma che più semplicemente va a diminuire la quantità di acido che normalmente lo stomaco produce e può dar luogo a degli effetti collaterali:
- cefalea;
- diarrea;
- dolori all'addome;
- vertigini.
Di solito l'assunzione di questo farmaco è per la durata di un solo mese e gli effetti collaterali cessano con la fine della cura.
Se con questi farmaci non si trova giovamento per il reflusso gastroesofageo, è prevista la possibilità di ricorrere ad una categoria di farmaci molto forte che prende il nome di procinetici.
Questi farmaci hanno il compito di rendere il più veloce possibile la permanenza di cibo nello stomaco e favorire pertanto la liberazione dello stesso, evitando che gli acidi della digestione possano creare danni all'esofago.
L'uso prolungato di questi farmaci non è consigliato in quanto i pazienti che ne fanno uso, incorrono in una sintomatologia che prende il nome di sintomi extrapiramidali.
Questi sintomi extrapiramidali sono tutta una serie di problematiche che interessano il sistema nervoso.
Questi sintomi sono particolarmente importanti e sono:
- spasmi a livello muscolare;
- difficoltà ad aprire la bocca;
- portare la lingua fuori dalla bocca;
- difficoltà nel parlare;
- anomalie posturali.
In presenza anche di uno solo di questi sintomi bisogna informare il medico ed interrompere la cura. La sintomatologia sparisce nell'arco di 24 ore.
Un'altra metodologia utilizzata per curare il reflusso è quella chirurgica, utilizzata per quelle persone che non vogliono fare uso di farmaci dagli effetti collaterali notevoli.
C'è da considerare che se da una parte l'operazione chirurgica, allevia i sintomi, si possono aggiungere delle problematiche post operatorie:
- difficoltà nella deglutizione;
- accumulo di gas nell'addome;
- gonfiore;
- non essere in grado di espellere l'aria in eccesso, ruttando.
Il medico prima di procedere con l'intervento dovrà mettere al corrente il paziente di quelli che sono i pro ed i contro dell'operazione.
Sono diverse le tecniche utilizzate:
LNF: nissen fundoplicatio laparoscopica è quella più usata. Il chirurgo farà dei piccoli tagli sull'addome del paziente e viene iniettata anidride carbonica che consente al chirurgo di lavorare in uno spazio abbastanza ampio.
Il chirurgo non farà altro che chiudere lo sfintere, quasi con un nodo, per impedire all'acido di tornare su.
È un intervento in anestesia generale e l'operazione ha una durata che va dai 60 ai 90 minuti ed il paziente potrà tornare a casa entro massimo tre giorni.
La dieta per il primo periodo sarà a base di alimenti soffici e teneri come i purè, la carne macinata.
È sconsigliato mangiare cibi duri che potrebbero creare problemi nella zona fresca di operazione.
Anche in questo caso ci possono essere degli effetti collaterali:
- difficoltà nella deglutizione;
- emettere aria dalla bocca;
- gonfiore;
- flatulenza.
Nella maggior parte dei casi questi effetti spariscono dopo qualche mese, per i rimanenti potrebbe essere necessaria un'altra operazione.
Nuovi approcci chirurgici:
Le ricerche in materia hanno messo in evidenza delle nuove tecniche chirurgiche che risultano essere meno invasive rispetto alle vecchie operazioni.
Sono infatti interventi che vengono eseguiti in anestesia locale facendo semplicemente un day hospital.
Iniezione endoscopica di materiale che va a formare una sorta di barriera.
Il chirurgo attraverso l'endoscopio opera un'iniezione endoscopica di un determinato materiale nel punto di congiunzione di stomaco ed esofago per evitare che gli acidi arrivino nell'esofago.
Si possono verificare degli effetti collaterali come:
- difficoltà nella deglutizione;
- nausea;
- febbre che supera i 38°
Effetti ch tendono a sparire nell'arco di qualche settimana.
Impianto di idrogel
Un'altra nuova metodologia operativa è il ricorso a protesi di idrogel.
Il chirurgo utilizza l'idrogel, che è una specie di plastica molto malleabile, utilizzando un endoscopio che lo inietterà nello sfintere esofageo inferiore restringendone il diametro.
Uno degli effetti collaterali più comuni è che ad un certo punto questo materiale fuoriesce dallo sfintere.
Si pensa che essendo una nuova tecnica, il passare del tempo porterà a nuove migliorie.
Ablazione endoscopica con radiofrequenza
Il chirurgo introduce nell'esofago un palloncino, fino ad arrivare allo sfintere esofageo e lo gonfia.
Questo palloncino ha degli elettrodi collegati nella parte esterna ed una volta che vengono azionati, emettono degli impulsi che creano delle microlesioni all'esofago che si contrae.
Una volta che è contratto e ristretto le fuoriuscite di acido sono limitate.
Anche in questo caso ci possono essere degli effetti collaterali:
- dolore al torace;
- difficoltà a deglutire;
- lacerazioni esofagee.
Spesso capita che col passare del tempo l'esofago subisce delle gravi lesioni tali da portare alla formazione di un tessuto cicatriziale che può portare l'esofago a restringersi.
Questa situazione prende il nome di stenosi esofagea che rende difficoltosa la deglutizione.
In questi casi si fa ricorso ad un palloncino per allargare il passaggio e viene fatta in anestesia locale.
Ulcere dell'esofago
Una delle conseguenze più gravi legate al reflusso è la formazione di ulcere esofagee che sono molto dolorose e possono anche sanguinare.
I farmaci utilizzati sono quelli di cui si è parlato poco prima e cioè gli antiacidi e gli alginati.
Esofago di Barret
Il reflusso gastrico col passare degli anni crea non pochi problemi all'esofago.
La situazione nella quale le cellule del rivestimento esofageo vanno modificandosi prende il nome di esofago di Barret. Questa patologia è molto simile al reflusso, solo che le cellule trasformate nel caso di esofago di barret, possono diventare cancerose.
Cancro dell'esofago
In europa è stato stimato che 1 persona ogni 200 che ha un esofago di Barret si ammala di cancro esofageo.
Ci sono dei fattori che possono aumentare già la normale predisposizione:
- sesso maschile;
- soffrire di reflusso per più di 10 anni;
- avere diversi episodi di bruciore di stomaco nell'arco della settimana;
- essere fumatore;
- essere in sovrappeso.
Se il cancro viene diagnosticato nella sua fase iniziale c'è la possibilità di intervenire per tempo e guarire il paziente utilizzando quella che viene chiamata terapia fotodinamica ( PDT ).
E' una terapia semplice e consiste nell'iniettare un farmaco che sensibilizza l'esofago alla luce.
Viene poi successivamente inserito un laser unito ad un endoscopio che emetterà dei fasci di luce per uccidere le cellule maligne.






