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Rheum officinale, Rheum palmatum o Rabarbaro

Le attività principali della pianta del Rabarbaro sono: lassativo-purgante, colagogo, stomachico, amaro-eupeptico, digestivo, antidiarroico, antinfiammatorio. Il rabarbaro viene usato in erboristeria per essere impiego per stipsi, affezioni in cui sia indicata una facile evacuazione, insufficienza digestiva, affaticamento epatico e malattie croniche del fegato, diarrea, flogosi orofaringee.

Nome comune: Rabarbaro
Famiglia: Polygonaceae

Costituenti principali:

  • antrachinoni (derivati idrossiantracenici, antroni e diantroni - emodina, fiscione, crisofanolo, aloeemodina, reina, sennosidi)
  • acido ossalico
  • tannini, flavoni e catechine
  • resine
  • amidi e pectine
  • sali

Il Rabarbaro è ritenuto una bella pianta dall'aspetto imponente e maestoso che infatti è spesso coltivata a scopo ornamentale nei giardini. Esistono numerose specie di Rabarbaro, voce generica comune per le specie del genere Rheum.

Il Rheum officinale, spontaneo solo in Cina, è quello coltivato a scopo medicinale e utilizzato fin dall'epoca remota per le sue proprietà lassative e purganti ma anche toniche e digestive e, sotto forma di decotto, per risvegliare l'appetito e per le disfunzioni epatiche.

Le prime informazioni sull'uso terapeutico del rabarbaro risalgono al tempo degli imperatori cinesi del II secolo a.C. e nella Grecia antica conoscevano questa pianta, ignorandone però l'esatta provenienza.

Numerosi erbari antichi riportano descrizioni su origine, qualità, modi di preparazione e indicazioni terapeutiche del rabarbaro. Il Rabarbaro ha proprietà colagoghe, lassative e, in piccole dosi, toniche e stomachiche.

Il fitocomplesso del Rabarbaro è caratterizzato da derivati idrossiantracenici (antrachinoni, ne sono stati isolati più di 20) e di cui la maggior parte (60-80%) è rappresentata dai glicosidi della reina. Sono inoltre presenti sennosidi (A e B), emodina e una grande abbondanza di tannini che costituiscono la peculiarità del rabarbaro come lassativo.

L'effetto lassativo differisce infatti da quello degli altri noti lassativi vegetali a base antrachinonica per la presenza dei tannini che, esercitando una azione astringente, mitigano l'azione purgante degli idrossinatraceni.

Infatti il rabarbaro a basse dosi è ritenuto un antidiarroico, per effetto dei tannini, mentre a dosaggi più alti è un forte purgante, anche più potente di cascara e senna. I derivati 1,8-idrossiantracenici hanno effetto lassativo per l'influenza sulla motilità del colon mediante inibizione delle contrazioni stazionarie e contemporanea stimolazione delle contrazioni propulsive.

Ne risulta quindi un accelerato passaggio intestinale con concomitante riduzione dell'assorbimento di liquidi, a causa del diminuito tempo di contatto con la mucosa.

Va segnalato che a dosaggi bassissimi il Rabarbaro è un ottimo eupeptico e per questo ne è diffuso l'uso negli amari alcolici. Il Rabarbaro è quindi una pianta molto nota e assai usata.

L'uso della radice ai fini lassativi deve essere breve (non oltre pochi giorni) ed è comunque controindicato in caso di emorroidi ricorrenti; talvolta l'effetto astringente può aggravare la stipsi anziché risolverla. Non usare in gravidanza ed allattamento.

Curiosità

  • Il rabarbaro è coltivato sia come pianta industriale, per la produzione dei rizomi sia come pianta ortiva per l'utilizzazione a scopo alimentare.
  • Le scelta della specie dipende dalle condizioni ambientali e dalla facilità di reperimento del materiale di riproduzione. Secondo le zone sono molto usate oltre al Rheum palmatum (Rabarbaro cinese), il Rheum officinale, il Rheum undulatum, il Rheum rhabarbarum. Particolare attenzione va fatta, nella scelta della specie, nei climi caldi, in quanto molte specie sono adatte a climi continentali con temperature estive non troppo alte. In Sardegna, in pianura, ha dato buoni risultati il Rheum undulatum in termini di rusticità, adattandosi bene a condizioni moderatamente siccitose e all'esposizione al sole.

Rheum officinale L., Rheum palmatum L. o Rabarbaro ...




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