Salute ed alimentazione

Salute e alimentazione, salute e benessere alimentazione tre cose che vanno a braccetto perchè la salute ottimale può risentirne quando l'alimentazione non è ben curata, basti pensare a quante patologie sono legate ad una cattiva alimentazione per questo l'alimentazione oltre ad essere l'aspetto principale che può essere d'aiuto a dimagrire deve anche essere prima di tutto sana.

Salute ed alimentazione

Salute alimentazione

Per conservare la salute, definita dalla Organizzazione Mondiale della Sanità un “benessere psicofisico individuale e sociale”, è necessario ritrovare e far convivere in noi l’equilibrio mentale, l’equilibrio biochimico-fisiologico, l’equilibrio strutturale di organi, sistemi ed apparati.

Conoscere la relazione tra le dinamiche biochimiche e le corrispondenti attività fisiologiche significa capire pienamente il rapporto che lega una buona nutrizione (eunutrizione) con un buon stato di salute.

In alcune condizioni fisiologiche l’organismo necessita di maggiorazioni nutrizionali non sempre adeguatamente soddisfatte dagli apporti alimentari. Il basso livello ematico di alcuni nutrienti può risultare inoltre condizionato da fattori quali i trattamenti tecnologici sugli alimenti, la scarsa biodisponibilità di alcuni nutrienti, l’interazione tra principi nutritivi e farmaci, l’inquinamento ambientale, il tabagismo e l’alcolismo che attivando la produzione di sostanze tossiche di natura spesso radicalica inducono un sovra utilizzo di nutrienti antiossidanti quali i betacaroteni, la vit.C, la vit.E, il glutatione e gli aminoacidi solforati.

Oltretutto, diverse indagini nutrizionali hanno evidenziato comportamenti alimentari spesso difformi dai criteri eunutrizionali ed eubiotici (principi teorici e pratici sul modo di “vivere bene”) sostenendo quindi con maggior convinzione i presupposti e le possibili condizioni per una reale inadeguatezza nutritiva.

Non è raro osservare nella società del benessere consuetudini alimentari contraddistinte da introduzioni eccessive di calorie vuote, contemporaneamente deficitarie nelle componenti nutritive.

La carenza micronutrizionale può evolvere verso un progressivo depauperamento nello stato di nutrizione delle vitamine e dei sali minerali. Si osserva quindi una ridotta attività enzimatica, la cui efficienza è legata alla presenza di cofattori e coenzimi (minerali e vitamine), con rallentamento dell’attività metabolica in specifiche vie energetiche, biosintetiche e cataboliche.

La turba metabolica procede verso un’alterazione funzionale sino a manifestare quello che Brubacher definì un “graduale passaggio da una sintomatologia funzionale ad una patologia organica”.

Alla malnutrizione biochimica segue infatti la malnutrizione clinica con manifestazioni fisio-patologiche evidenti quali la inadeguata risposta immunitaria e la diminuita capacità di adattamento (resistenza aspecifica dell’organismo in grado di sostenere situazioni di maggiore impegno psico-fisico contrastando i fattori di stress).

L’evidente necessità di ridurre la deficienza nutritiva prima che si manifesti l’ipofunzionalità, la fase di esaurimento o la patologia organica rende indispensabile l’integrazione nutrizionale opportunamente coordinata con lo specifico intervento dietetico.

Attualmente le supplementazioni tendono a proporre formulazioni comprensive di estratti o di componenti di origine vegetale in associazione ed a complemento di specifici nutrienti. È stato aggiunto quindi un nuovo ingrediente: l’ingrediente erboristico. Coerentemente con le opinioni espresse a livello comunitario europeo, una recente Circolare del Ministero della Salute (18 luglio 2002, n°3) include gli ingredienti erboristici con riconosciute proprietà salutistiche e dotati dei requisiti di sicurezza tra gli integratori alimentari legittimando in parte un loro possibile ruolo fisiologico-nutrizionale.

All’integrazione nutrizionale si unisce quindi la Fitointegrazione, il cui significato culturale-scientifico trova ispirazione nel prezioso contributo salutistico naturalmente offerto da non pochi prodotti vegetali.

Osservare che le donne asiatiche che consumano frequentemente soia (fitonutrizione) riducono la sintomatologia legata alla menopausa ha spinto l’uomo a cercare delle risposte: le indagini scientifiche hanno quindi documentato l’azione simil-ormonale di alcuni fitochimici quali gli isoflavoni ed i lignani conosciuti come fitoestrogeni, in grado di sostenere efficacemente, nonostante il loro basso potere di azione, l’attività esercitata normalmente dagli estrogeni.

Il fitoderivato in alcune condizioni diventa un utile integratore alimentare o un fitonutriente che da solo o in associazione riesce a mantenere un ruolo fisiologico-funzionale o semplicemente complementare nel processo nutrizionale.

Il bisogno continuo di approfondire le conoscenze, la preziosa esperienza empirica delle etnomedicine, le nuove acquisizioni sulla farmacognosia e sulle tecniche estrattive ed identificative dei principi attivi contenuti nelle droghe vegetali hanno portato a comprendere come alcuni fitocomplessi o singoli fitoderivati riescano a condizionare con tropismo d’organo specifico (apparato digerente, cardio-vascolare, nervoso, respiratorio, urinario o muscolo-scheletrico) singole attività funzionali.

I recenti studi clinici ci insegnano che spesso l’azione delle Piante Medicinali è esercitata dall’intero fitocomplesso costituito dall’insieme dei fitochimici anche se nella pratica sappiamo che un singolo principio attivo può condizionare preminentemente una specifica attività.

Le integrazioni tramite l’assunzione dei nutrienti e dei fitoderivati (flavonoidi, fitoestrogeni, resveratrolo, licopene, carotenoidi, lignani, antocianosidi) offrono l’opportunità di arricchire o restituire le opportune componenti fito-nutritive al momento carenti nel nostro organismo per specifiche situazioni fisiologiche (accrescimento, allattamento, gravidanza, attività sportiva) o per sovrautilizzo dovuto a particolari condizioni (surmenage psicofisico, abuso di alcol e fumo, inquinamento).

Sostanzialmente rendono più equilibrata l’alimentazione prevenendo o colmando possibili carenze fito-nutrizionali, ottimizzano alcuni processi biochimici attivando specifiche vie metaboliche, sinergicamente influenzano, potenziano o inibiscono opportune attività funzionali coadiuvando le funzioni fisiologiche. Migliorando lo stato nutrizionale e l’equilibrio biochimico-fisiologico esercitano una evidente azione salutistica.

La pratica della Fitointegrazione può offrire in alcune situazioni qualcosa di più rispetto a quanto possa fare l’alimentazione: permette di utilizzare infatti concentrazioni fisiologicamente significative di fitoderivati utili a l’uomo presenti in specie vegetali non sempre disponibili o propriamente commestibili.

Le applicazioni tuttavia più note delle Piante Medicinali si identificano da sempre nel loro diffuso e tradizionale impiego come Fitomedicine.

I rimedi vegetali e le loro preparazioni rappresentano nella etnomedicina e nella cultura dei paesi in via di sviluppo un significativo punto di riferimento per la maggioranza della popolazione impegnata nella ricerca del proprio stato di salute.

Nei paesi occidentali emblematizzano nell’immaginario culturale l’essenza buona e rispettabile del naturale e del salutistico.

La Fitoterapia, nel consapevole uso terapeutico delle Piante Medicinali e dei suoi derivati, si consolida come disciplina scientifica, notevolmente cresciuta rispetto alle empiriche origini nelle conoscenze farmacologiche e farmacocinetiche dei fitochimici, nella comparazione dei trials clinici, nella preparazione di fitoterapici stabili e maggiormente biodisponibili.

La Fitoterapia utilizza estratti o parti di una pianta come farmaci o medicamenti modificando o normalizzando una funzione dell’organismo patologicamente alterata.

Come noto, l’intervallo tra la dose efficace di un farmaco e la dose letale è definito Indice di Maneggevolezza: se questo risulta elevato possiamo variare nella concentrazione il medicamento senza incorrere in problemi di tossicità.

Le droghe contenenti principi attivi con ampio Indice di Maneggevolezza possono pertanto trovare un sicuro impiego nella pratica della Fitointegrazione o nelle proposte salutistiche suggerite dalla tradizione popolare della automedicazione, le cui conoscenze etnico-culturali ancora si tramandano nella memoria familiare.

Si avverte tuttavia la necessità di definire con maggiore precisione i limiti di separazione tra l’integrazione nutrizionale e la nutriterapia, tra la fitointegrazione e la fitoterapia, tra l’attività fisiologica e quella terapeutica. Oltretutto l’attività fisiologica è spesso complementare, integrante o addirittura sovrapponibile alla attività terapeutica.

È opportuno tuttavia ricordare che la Fitointegrazione può ottimizzare attività biochimiche e fisiologiche, esercitando una efficace azione preventiva nei confronti della inadeguatezza nutrizionale, contribuendo al mantenimento dello stato di nutrizione e di salute, riducendo le conseguenze della ipofunzionalità fisiologica nelle primissime fasi della sua manifestazione.

D’altro canto, solo la Fitoterapia può contribuire a risolvere quelle situazioni contraddistinte invece da una alterazione funzionale con evidente patologia organica, anche se questa è ancora nella fase iniziale.

È a causa della molteplicità dei principi attivi e nutritivi variamente differenziati nelle classi chimiche, della variabilità dei meccanismi d’azione condizionanti proprietà fisiologiche, salutistiche e terapeutiche, che si giustifica l’attuale impiego multidisciplinare dei rimedi vegetali.

Importante è che il medico, l’erborista, il farmacista ed il nutrizionista, ciascuno per le proprie competenze, non deludano le attese di chi si aspetta dalle Piante Medicinali un olistico benessere psicofisico ed una autentica filosofia del recupero del naturale.

Salute benessere ed alimentazione.

Naturale benessere

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