Vite, vitis vinifera L.
Nome comune: Vite
Francese: Vigne; Vigne vinifere
Inglese: Vine
Famiglia: Vitaceae
Parte utilizzata: foglie; semi, frutti, linfa, gemme
Costituenti principali: polifenoli e antocianosidi
In particolare:
- 4-5% di flavonoidi: quercitrina, ìsoquercitrina, rutina, quercetina (aglicone), luteolina ecc.
- tannini antocianici e leucoantocianici: gallocatecolo, catecolo ecc.
- acidi organici: tartrico, malico, succinico, protocatechico
- 5-7% di sali minerali
- 2% di bitartrato di potassio e di calcio
- nei semi: lipidi (gliceridi degli acidi erucico, stearico, palmitico), proantocianidine,
fitosteroli, tannini
Attività principali: vasoprotettrici; astringenti; antispasmodiche; decongestionanti pelviche;
nutritive, emollienti, lubrificanti, veicolanti (semi); antiinfiammatorie (gemme)
Impiego terapeutico: varici; turbe della circolazione venosa in genere; fragilità dei capillari; rettocolite ulcerosa; morbo di Crohn; prostatismo; emorroidi, processi infiammatori recidivanti/cronici; neoformazioni benigne (gemme)
Le foglie della vite, che diventano rosse in autunno, presentano una concentrazione importante di antacianosidi. Il termine Vite rossa sta appunto ad indicare questa peculiarità che la pianta presenta in modo più o meno marcato a seconda del cultivar (Alicante, Gamay...).
La foglia possiede quindi proprietà vitamino P-simili e si utilizza nelle manifestazioni funzionali e cliniche a carico del sistema venoso, in particolare insufficienza
venosa degli arti inferiori, fragilità capillare, emorroidi e, come coadiuvante alle terapie farmacologiche, nella flebite.
Associata ad altre piante vasculotrope si utilizza nei disturbi della menopausa. In passato, anche in virtù della sua azione astringente, veniva impiegata nel trattamento delle emorragie.
Nel fitocomplesso sono presenti anche proantocianidine: tali sostanze di tipo flavonoide si sono rilevate molto interessanti come agenti antiossidanti e sono particolarmente indicate, oltre che nel trattamento dei disturbi della circolazione periferica, per la prevenzione di malattie croniche a carattere degenerativo e per i processi di invecchiamento cutaneo.
I semi degli acini sono utilizzati come fonte di olio (olio di vinaccioli): si tratta di un olio abbastanza pregiato dal punto di vista alimentare grazie al sapore gradevole e
ad una discreta resistenza all'irrancidimento.
Contiene circa l'll% di acidi grassi saturi, soprattutto acido palmitico, circa il 16% di acidi grassi monoinsaturi (acido oleico), e circa il 73% di acidi grassi polinsaturi (acido linoleico). Insieme all'olio di cartamo è quello che ha maggior contenuto in acidi grassi polinsaturi.
Come per tutti gli oli di semi possiede effetti medicamentosi: azione lassativa ed ipocolesterolemizzante.
L'assorbimento intestinale degli oli di semi risulta più ridotto rispetto a quello dell'olio di oliva, e la parte che viene eliminata con il materiale fecale risulta proporzionalmente maggiore, favorendo meccanicamente lo svuotamento intestinale.
L'elevato contenuto in acidi polinsaturi determina proprietà anticolesteroliche. È consigliabile, quindi, che gli oli di seme che presentano un'alta concentrazione in
grassi polinsaturi, come l'olio di vinaccioli, siano presenti nell'alimentazione in rapporto 1:1 rispetto all'olio di oliva.
Grazie alle spiccate proprietà emollienti entra, inoltre, nella composizione di preparati topici, anche come succedaneo dell'olio di mandorle. La presenza di proantocianidine conferisce, oltre alle proprietà vasoprotettive, elasticità alla cute grazie a un'azione
stabilizzante su collagene ed elastina.
Le proantocianidine sono presenti in tutti i tipi di uva, ma la più grande concentrazione si trova nei semi dell'uva purpurea: studi sperimentali hanno suggerito che, grazie alla loro attività antiossidante, le proantocianidine ottenute dai semi di Vitis vinifera potrebbero essere usate nei soggetti affetti da cancro, per attenuare gli effetti tossici associati alla somministrazione di chemioterapici.
La linfa fresca veniva impiegata per trattare verruche e porri e, in soluzioni opportunamente diluite, come collirio. È stata segnalata la presenza di un composto stilbenico, il resveratrolo, contenuto soprattutto nelle radici della pianta (ma presente anche nel vino) responsabile della resistenza della vite nei confronti degli agenti patogeni e che sembra manifestare
nell'uomo azione protettiva nei confronti delle malattie cardiovascolari.
Le gemme: il loro utilizzo è indicato particolarmente nei processi infiammatori recidivanti o cronici, come nelle sequele del reumatismo articolare acuto con marcata attività sul titolo antistreptolisinico, nell'artrite deformante le piccole articolazioni, nel processo artrosico in genere.
La localizzazione articolare non è, tuttavia, l'unica indicazione, in quanto anche l'angina recidivante, in particolare quella sostenuta da streptococchi, e gli stati di leucocitosi con linfocitosi trarranno giovamento dalla sua prescrizione. P. Henry, il "padre" della gemmoterapia, le consigliava nel trattamento del morbo di Crohn.
Curiosità
- La cura dell'uva (ampeloterapia). L'uva è dotata di effetto rinfrescante, attenua la sete, stimola la funzionalità renale, epatica, in particolare la secrezione biliare, ed infine quella intestinale. La cura dell'uva ha come risultato quello di depurare l'organismo (stimolazione dell'attività
epatorenale e della peristalsi intestinale) apportando al contempo una valida azione
tonificante che prepara l'organismo a superare il cambio di stagione. Il valore calorico per 100 g di parte edibile è 57 calorie; la parte edibile è il 94%. La composizione media dell'uva indica come le proprietà di maggiore spicco si riferiscono al contenuto in zuccheri (fruttasio e glucosio) che passano immediatamente nel
sangue per essere utilizzati dagli organi più importanti e nobili del nostro organismo.
Fra i sali minerali spicca il potassio (azione diuretica), ma troviamo anche ferro, rame,
manganese, indispensabili per la formazione dell'emoglobina del sangue, e fosforo.
Fra le vitamine troviamo: vitamina Bl, B2, PP, A, C: il loro pregio è di essere in quantità
fraziona fissi ma e facilmente utilizzabile dall'organismo. La cura può durare dai
10-15 giorni alle tre settimane. È opportuno iniziare sempre con una quantità non
superiore ai 500 g al dì ed aumentare gradualmente fino ad arrivare a 2-3 chili nella
seconda settimana, nel corso della quale sarà utile prevedere uno o due giorni di dieta
esclusivamente a base di uva (senza l'aggiunto di altri alimenti). Nell'ultima settimana
si comincerà a ridurre il quantitativo fino a raggiungere una razione giornaliera di
circa un chilo al dì. Tutte le uve vanno bene per la cura anche se sarà opportuno utilizzarne
una sola varietà al giorno, cambiando qualità ogni giorno per le qualità particolari che contraddistinguono ogni varietà. Secondo alcuni autori è preferibile l'uva bianca, ben matura mentre le uve nere si prestano poco alla cura e devono essere scartate se non completamente mature. Le uve devono essere accuratamente masticate al fine di meglio estrarre i benefici principi: occorre però non ingerire le bucce e i vinaccioli per evitare fatti di replezione e distensione gastrica e possibili disturbi colitici.
Dato che l'uva a digiuno può provocare diarrea, conviene far precedere la prima assunzione d'uva da una colazione leggera. Ovviamente bisognerà avere cura di lavare molto bene i grappoli per eliminare i residui dei prodotti chimici usati nella coltivazione della vite. Occorre mantenere durante la cura una dietetica semplice e leggera. Dopo averla consumata pulire accuratamente i denti.
La cura dell'uva si fa appena il frutto ha raggiunto la sua maturazione completa e si
può estendere da Luglio a Dicembre perché da noi in Italia è possibile disporre di uve in grande quantità. Tra le uve settembrine si ricordano: l'Albana, la Colombana, i Moscati, la Malvasia, i Tribbiani, il Dolcetto, la Panarella o uva di Corinto, YAvorengo, la Salamanna. La cura dell'uva può essere praticata utilizzando il succo di uva, in questo caso occorre tener presente che 1 kg di uva fresca dà circa 650 grammi di succo. - «I fiori hanno una fragranza gratissima che ricorda quella del miglìonetto. Servono
ad aromatizzare vini e liquori» (Scotti, 1872).
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